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Rosso e nero

Donne decise a lottare

La rubrica del critico cinematografico Antonio Mariotti
Antonio Mariotti
14.08.2026 06:00

Disegnare il percorso delle idee progressiste nel cinema hollywoodiano degli anni ’40 e ’50, così come sta facendo la retrospettiva Red & Black di Locarno79, significa occuparsi anche del ruolo della donna in quei film che la vedono andare al di là del consueto ruolo di faire-valoir del maschio. Si tratta di donne discriminate dal punto di vista sociale, economico o psicologico, spesso prigioniere del vincolo del matrimonio, decise però a lottare con tutte le proprie forze per raggiungere quell’emancipazione che pare ancora un obiettivo impossibile. C’è però anche il caso in cui è proprio la mancanza di un marito a essere un problema.

Quest’ultimo esempio ci porta a parlare del personaggio femminile più sorprendente incontrato nell’ambito di Red & Black, ovvero quello di Ida Lupino (1918-1995), attrice britannica sbarcata a Hollywood ancora adolescente, interprete di una sessantina di film in quasi mezzo secolo di carriera, e regista di otto lungometraggi. Lupino era del resto l’unica donna cineasta nell’industria cinematografica americana degli anni ’50 e proprio Not Wanted (1949), sua opera prima di cui firma la sceneggiatura con Paul Jarrico ma non ufficialmente la regia, tratta con coraggio e senza pregiudizi morali il tema della maternità al di fuori del matrimonio. La storia della 19.enne Sally - che s’invaghisce di un pianista giramondo, rimane incinta e dovrà dare in adozione il proprio neonato, non senza enormi sofferenze - è raccontata con delicatezza e con uno stile molto personale. Quello di Lupino (che da recenti documenti resi pubblici si è rivelata essere un’informatrice dell’FBI durante il maccartismo) è un cinema protofemminista (nel 1950 dirigerà Outrage, primo film che affronta il tema dello stupro) che ebbe una grande influenza anche in Europa, soprattutto tra i giovani autori della Nouvelle Vague francese.

La stessa Lupino è la protagonista di un altro film della retrospettiva che esplora a fondo la psicologia femminile: il thriller Woman in Hiding diretto nel 1950 da Michael Gordon, il quale subito dopo finirà su una lista nera che lo terrà lontano da Hollywood per un decennio. L’attrice interpreta con intensità il personaggio di Deborah Chandler, figlia del proprietario di una segheria che, dopo la morte del padre, sposa il suo socio in affari scoprendo però troppo tardi le sue vere intenzioni: toglierla di mezzo per diventare il padrone assoluto. Una trama dalle basi non troppo solide, ma che permette a Ida Lupino di dar vita al commovente e vulnerabile personaggio di una donna in fuga, sola e restia a fidarsi di chiunque affermi di volerla aiutare.

È invece una terribile lotta contro l’alcolismo, frutto di una situazione sociale solo in apparenza privilegiata, quella che porta avanti la bravissima Susan Hayward in Smash-Up: The Story of a Woman (1947) diretto da Stuart Heisler e ultima sceneggiatura firmata con il proprio nome da uno degli esponenti di maggior spicco del cinema progressista: John Howard Lawson, uno dei «Dieci di Hollywood» condannati alla prigione per oltraggio al Congresso. Cantante di successo, la protagonista del film è obbligata dal marito ad abbandonare la carriera e a vivere in un limbo insignificante. L’alcol diventa così il suo unico rifugio e la sua lotta contro il vizio si trasforma in lotta per la propria libertà e la propria autonomia.

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