Due messaggi che l'Europa non può ignorare

Quanto è reale il rischio di un attacco russo all’Europa? Perché i servizi occidentali avvertono che Putin potrebbe mettere alla prova la NATO? E l’Europa saprebbe difendersi, mentre Trump sembra deciso a ridurre la presenza militare americana nel continente?
Molti sottolineano che non esiste una minaccia imminente d’invasione. La NATO stessa lo precisa. Ma non è questo lo scenario più temuto. Il rischio è una provocazione limitata e ambigua: sabotaggi, cyberattacchi, droni o una piccola incursione concepita per scoprire se l’Articolo 5 significhi ancora ciò che dice.
Due messaggi quasi simultanei raccontano la gravità del momento.
Il direttore della CIA, John Ratcliffe, ha appena compiuto un raro viaggio non annunciato a Mosca. Alcune ricostruzioni parlano di un monito al Cremlino a non provocare un Paese NATO; altre di colloqui sull’Ucraina o sullo Stretto di Hormuz. Qualunque fosse l’agenda, la missione coincideva con nuovi allarmi americani ed europei: Putin potrebbe tentare un’azione circoscritta per misurare la volontà politica dell’Occidente.
Una guerra ibrida russa potrebbe essere già in corso. Governi occidentali attribuiscono a Mosca cyberattacchi, disinformazione e sabotaggi: incendi contro strutture legate alla difesa in Germania, pacchi incendiari esplosi in centri logistici europei e attacchi alle ferrovie polacche.
Mosca nega. Droni identificati come russi hanno inoltre violato lo spazio aereo di Polonia e Romania. Mosca coltiva rapporti con le destre nazionaliste europee, fra cui il Rassemblement National e settori dell’AfD. È interessante che la Strategia per la sicurezza nazionale pubblicata lo scorso anno da Washington esprima «grande ottimismo» per l’avanzata dei partiti europei «patriottici». Metodi e responsabilità non sono equivalenti. Ma Mosca e la Casa Bianca vedono con favore forze ostili all’attuale direzione dell’Unione europea.
Trump dice di aver parlato con Putin e di essere certo che non attaccherà la NATO. Ma il messaggio arrivato da Bruxelles rischia di essere ancora più inquietante. Giovedì Elbridge Colby, sottosegretario del Pentagono, ha incontrato alla NATO Mark Rutte e gli ambasciatori dei 32 Paesi alleati.
I sorrisi erano cordiali. La sostanza, brutale. L’Europa dovrà assumersi la «responsabilità primaria» della propria difesa convenzionale. Washington concentrerà risorse sulla Cina. Il Pentagono riesamina il futuro degli 80.000 militari americani ancora in Europa; ulteriori riduzioni sono possibili.
Colby chiama il progetto «NATO 3.0». Gli Stati Uniti manterrebbero la garanzia nucleare e alcune capacità strategiche, ma il vecchio equilibrio sta finendo.
Un questionario del Pentagono chiede agli alleati non soltanto spese e capacità militari, ma anche accesso a basi e spazio aereo e sostegno alle priorità americane, compresa la guerra contro l’Iran. La NATO non può diventare un racket di protezione nel quale la garanzia americana dipende dall’entusiasmo con cui un governo si allinea alla Casa Bianca. È un’alleanza difensiva, non un contratto commerciale.
Ecco la contraddizione: l’Europa teme che Putin possa mettere alla prova la NATO proprio mentre Washington la ridisegna affinché affronti sempre più da sola quella prova. L’Europa deve rafforzare difesa aerea, droni, munizioni, cyber-sicurezza, intelligence e capacità industriale. Non per preparare la guerra, ma per impedirla. Anche la Svizzera dovrebbe ascoltare. Il 27 settembre voteremo su un’iniziativa che imporrebbe una neutralità più rigida, limitando sanzioni e cooperazione militare in tempo di pace. La neutralità non significa isolamento, vulnerabilità o impreparazione. Non dobbiamo entrare nella NATO, ma Ignazio Cassis ha ragione: non possiamo attendere una crisi per imparare a collaborare.
La geografia non è neutrale. La Svizzera è nel cuore dell’Europa. Per ottant’anni l’Europa occidentale ha vissuto sotto l’ombrello americano. Non scomparirà domani. Ma Washington ha cominciato a chiuderlo. E al Cremlino Putin ha ricevuto entrambi i messaggi: l’Europa teme una sua provocazione, mentre l’America si aspetta che la affronti da sola. C’è da temere che stia sorridendo.


