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Il commento

Età dell'oro? Tutti i rischi della moneta facile

La tregua della guerra in Iran e la conseguente caduta del prezzo del petrolio hanno notevolmente migliorato le aspettative di crescita dell’economia mondiale
Alfonso Tuor
20.06.2026 06:00

La tregua della guerra in Iran e la conseguente caduta del prezzo del petrolio hanno notevolmente migliorato le aspettative di crescita dell’economia mondiale. Le borse hanno festeggiato e dopo aver assorbito senza problemi il collocamento delle azioni di SpaceX dell’ormai trimiliardario Elon Musk si preparano a fare altrettanto con i titoli dei due leader dell’Intelligenza Artificiale, Anthropic di Dario Amodei e OpenAI di Sam Altman. Si potrebbe facilmente concludere che siamo entrati in una nuova «Era d’oro» e chiudere immediatamente l’articolo. Sarebbe però un clamoroso errore, poiché in realtà siamo oramai dalla crisi del 2008 entrati nell’era della moneta facile. Infatti non sono solo gli Stati Uniti che, con un debito pubblico giunto al 120% del loro PIL, continuano a spendere e a spandere, ma anche il Giappone che vanta un debito del 260% del PIL, e l’Unione europea che con i finanziamenti al riamo dell’Europa e all’Ucraina ha dimenticato il famoso Patto di stabilità (che costringeva i 27 a mantenere il deficit annuale sotto il 3%) e persino la Svizzera che tra AVS e spese per l’esercito è destinata a non più rispettare le regole di bilancio che le Camere federali si erano autoimposte. Ma nel nostro Paese non è il deficit pubblico a preoccupare, ma l’indebitamento privato con crediti ipotecari che hanno raggiunto i 1.000 miliardi di franchi (ossia ben più del nostro PIL). È vero che esso, in parte, è spiegabile con l’incentivo fiscale di potere dedurre le spese per interessi, ma rimane lo stesso impressionante soprattutto se si constata che anche nelle regioni dove non vi è una carenza di alloggi il prezzo delle case continua ad aumentare raggiungendo livelli preoccupanti. Ma da dove escono tutti questi soldi? Il primo canale sono le banche con il moltiplicatore del credito bancario; il secondo le banche centrali con le loro iniezioni di liquidità nel sistema economico e con la loro politica monetaria. Infatti in molti Paesi i tassi di interesse sono inferiori alla crescita economica nominale (ciò segnala una politica monetaria troppo espansiva che porta a una cattiva allocazione delle risorse). In Svizzera vi è un altro canale quello costituito dagli interventi della Banca Nazionale per frenare l’ascesa del franco (infatti la BNS acquista euro o altre valute e vende franchi, i quali in parte ritornano in Svizzera per investimenti nel settore immobiliare o altrove).

Non vi è dubbio che una politica monetaria espansiva e ampi deficit pubblici sono necessari per uscire da una fase recessiva, ma se si continua troppo a lungo con queste politiche si favorisce l’inflazione e in primo luogo il rialzo «fasullo» dei valori immobiliari e delle attività finanziarie. Questi risultati sono evidenti negli Stati Uniti, dove l’enorme disavanzo dei conti pubblici viene finanziato da Stati esteri (in particolare dalle petromonarchie del Golfo Persico, ma fino a quando?), dalle banche centrali occidentali e da investitori privati abbagliati dagli ottimi risultati di Wall Street (ma l’aumento degli utili delle società americane dal 7% del PIL del 2000 all’odierno 11% è «fasullo» ed è in gran parte il frutto della diminuzione delle tasse sulle società e dell’aumento della spesa pubblica). E infatti viviamo in una realtà alternativa propagandata dalla finanza americana e dalla Casa Bianca, ma il duro scontro con la verità ci obbligherà ad un duro risveglio.