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Pensieri dal battellino

Faremo i pastori

Con quel che succede nel mondo bisogna essere pronti a sporcarsi le mani e a incrementare la pastorizia – Ma anche noi abbiamo i nostri grattacapi
Bruno Costantini
11.04.2026 06:00

Lunedì Asia andrà alla Città dei mestieri di Bellinzona per assistere alla presentazione del corso di formazione per diventare pastori/e (non di anime). Voglia di digital detox? Non immaginavo avesse interesse per le attività alpestri, oltretutto con il lupo tra i piedi, ma la sua spiegazione è stata saggia: con quel che succede nel mondo bisogna essere pronti a sporcarsi le mani e a incrementare la pastorizia, cioè una specie di piano Wahlen adattato ai tempi della follia apocalittica dell’aspirante premio Nobel per la pace. La mia amica microinfluencer del lago e content creator mi ha anche detto di smetterla di andare avanti e indietro con il battellino nel golfo di Lugano a sprecare carburante e a spettegolare di fatti strapaesani con quelli che comperano il Barbera fatto col mulo.

Capisco che la situazione generale è spaventosa, ma anche noi abbiamo i nostri grattacapi (non certo il ribollir di busecche nel paradiso leghista). Questa settimana il Consiglio di Stato s’è imbufalito con il Consiglio federale che ha deciso di non modificare almeno fino al 2030 l’ordinanza sulla perequazione finanziaria intercantonale. Sembrava fatta, correggendo l’annosa questione di un sistema di calcolo oggettivamente e ingiustamente penalizzante per il Ticino anche se la cifra in gioco in più o in meno è limitata, invece i balivi ci hanno mandati a quel paese suscitando indignazione. La politica ticinese non è credibile? «Vale una sverza» ha affermato il parlamentare democentrista Tuto Rossi, mentre Amalia Mirante, deputata di Avanti con Ticino & Lavoro, ha sentenziato che è colpa delle nostre leggerezze, dell’andare a Berna con il cappello in mano senza una documentazione tecnicamente forte e incontestabile. Con il tono dell’ora grave il Consiglio di Stato ha già annunciato ulteriori passi. Cambiare cappello? Fare un arrocchino? Mettere la dogana al San Gottardo? Mandare dai bambela bernesi una spedizione punitiva delle Milizie bleniesi insieme al Corpo dei volontari luganesi? Istituire un centro di competenza con le eccellenze del Ticino (che non elenco perché rischio di dimenticarne qualcuna e viene fuori un casino, perché le eccellenze sono molto suscettibili)? Finirà che voleranno gli stracci e Asia ha capito che per uno storytelling di successo sui social non c’è solo il disordine globale ma anche quello cantonale.

Tra pochi giorni, a un anno esatto dalle prossime elezioni, il Consiglio di Stato si giocherà la sua credibilità residua spiegando le ragioni finanziarie per le quali non è possibile applicare subito le due iniziative approvate trasversalmente dal popolo lo scorso 28 settembre per sostenere il potere d’acquisto dei ticinesi eroso oltre ogni decenza dai premi di cassa malati. Assieme a qualche verità sentiremo il solito moralismo sulla responsabilità a senso unico e le tiritere sul populismo che però non nasce sotto i cavoli ma dalla sfiducia verso la politica (non solo ticinese) incapace di risolvere i problemi? Mostrando un’arroganza distante dalla realtà, il Governo collegiale, con tre suoi membri che stavano dalla parte dell’una o dell’altra iniziativa, non aveva voluto un controprogetto e nemmeno s’era preparato un piano B (quello esiste solo per le trombature elettorali), convinto che il popolo fosse maturo per dargli ragione e ora concludendo che il popolo è scemo. Faremo (faranno) una brutta fine? La mia amica resta della sua idea: oltre alla bellezza dostoevskiana, solo la pastorizia salverà il mondo.

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