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Il commento

Fortezza, un tesoro che deve essere di tutti

Senza voler mettere in discussione la sostenibilità finanziaria dell’operazione, si teme che la perla della capitale possa diventare «uno spazio distante o esclusivo»
Alan Del Don
11.03.2026 06:00

Il pregio principale del restauro del Castelgrande di Bellinzona ad opera del compianto architetto Aurelio Galfetti è stato quello di togliere al maniero l’etichetta di fortezza. Ossia di baluardo difensivo, di bunker inespugnabile, malinconicamente chiuso. La corte interna del fortilizio è diventata un parco. La cittadella fortificata creatasi sotto il dominio franco uno spazio pubblico e vivibile. Dagli indigeni e dai turisti. Ed altresì teatro di eventi musicali, culturali ed aggregativi. Il progetto di valorizzazione da oltre 19 milioni dei tre castelli, approvato a larga maggioranza dal Consiglio comunale cittadino lunedì, prevede anche la possibilità di introdurre dal 2029-2030 un biglietto per poter accedere al polmone verde e alla galleria della Murata.

Il Municipio si è affrettato a legittimare la misura adducendo motivi di ordine economico. Il restyling costa, considerando che quella accennata è solo la prima fase. E poi, ha fatto intuire, nei siti UNESCO in Svizzera ed in Europa così fan tutti. Allo stato attuale il patrimonio dell’umanità turrito è visitato da poco più di 40 mila persone, per un incasso complessivo pari a 300 mila franchi. Ogni anno, sempre secondo l’Esecutivo, si «perdono» 900 mila franchi, in quanto il 75% di chi ammira la Fortezza lo fa senza scucire un franco (o un euro). E si tratta perlopiù di confederati (46%) o di turisti provenienti dal Vecchio continente o da un altro Paese (in totale il 34%). Togliendo i visitatori bellinzonesi e forse ticinesi (che dovrebbero beneficiare di agevolazioni), vuol pertanto dire che otto persone su dieci in futuro potrebbero dover pagare il ticket di 10-20 franchi per poter entrare e lustrarsi gli occhi.

La Commissione della gestione del Legislativo ha preventivamente estratto il cartellino giallo dal taschino. La perla della capitale non val bene un biglietto, è stato in sostanza il monito. Senza voler mettere in discussione la sostenibilità finanziaria dell’operazione, si teme infatti che la Fortezza possa diventare «uno spazio distante o esclusivo». Scontata, pertanto, la richiesta di continuare a far accedere liberamente i domiciliati e le scuole del Cantone.

Chi invece non ha per nulla digerito la novità è Franco Ruinelli, ex direttore di Bellinzona Turismo e fra gli artefici nel 2000 dell’ottenimento del riconoscimento UNESCO assieme all’allora presidente della Commissione svizzera Francesca Gemnetti. «La contromossa volta a facilitare all’utenza locale l’accesso al Castelgrande, de facto blindato, snaturerebbe comunque un concetto di portata universale. Per di più le restrizioni pregiudicherebbero la gestione del ristorante, la collaborazione con i promotori di eventi nella Sala Arsenale, la rivendita di libri e souvenirs e la disponibilità di organizzatori di manifestazioni open air», ha affermato. Ricapitoliamo: tutto libero come ora o a pagamento ma solo per chi arriva da fuori? Ciò comporterebbe in ogni modo la «posa di deturpanti recinzioni» (sempre Ruinelli dixit).

Alla Fondazione che gestirà il sito il compito di sciogliere il decisivo dilemma. Ciò preoccupa in parte la politica, in quanto - come ha osservato Alessandro Lucchini (Unità di sinistra) - si rinuncia alla governance pubblica, seppur va detto che nel futuro consesso siederanno rappresentanti della Città e del Cantone. La storia millennaria si ripete, insomma. Barricati dietro la scrivania come ai tempi di Ludovico il Moro attendiamo al varco il Consiglio di fondazione con il fine (la messa in risalto dei castelli e della Murata) che non dovrà però giustificare ogni mezzo. Non incidendo troppo, inoltre, sulle finanze assai «ballerine» dell’ente pubblico. Perché al Castelgrande non si nasconde - ahinoi - un tesoretto. E nel 2027 i bellinzonesi si vedranno (già) aumentare il moltiplicatore d’imposta. Il Municipio prepari la cavalleria.