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Fogli al vento

Guerra e pace, parola di Papa

Il presidente americano voleva vincere il Nobel per la pace e far finire una decina di guerre; non ne ha fatta finire nemmeno una e ne ha scatenata una nuova, dopo essersi allenato a invasioni blitz tipo Venezuela
Michele Fazioli
Michele Fazioli
01.06.2026 06:00

Aneliti di pace, rombi di guerra. Sabato il presidente Trump ha apostrofato un’altra volta Leone XIV volendo insegnarli a fare il Papa. Ormai se vogliamo sentire delle parole che dilatino lo sguardo oltre le turpi manifestazioni del male umano  per allargarsi in un orizzonte quantomeno di cauta speranza, di testarda buona volontà, non ci rimane che ascoltare il Papa. Gli uomini «grandi» dei massimi poteri politici ci stanno infatti dicendo  a muso duro soltanto parole bellicose di riarmo  quando addirittura non sono  di guerra effettiva.

Il presidente americano voleva vincere il Nobel per la pace e far finire una decina di guerre; non ne ha fatta finire nemmeno una e ne ha scatenata una nuova, dopo essersi allenato a invasioni blitz tipo Venezuela. Benjamin Netanyahu, per cercare di sconfiggere i terroristi armatissimi di Hamas  che dicono di voler distruggere Israele (che però possiede la bomba atomica e uno dei più efficienti eserciti del mondo) e volendo anche «vendicarsi» per l’orrenda strage del 7 ottobre 2023 (1.139 israeliani uccisi, 251 ostaggi segregati sotto terra per due anni, molti di essi morti) che fa? Rade al suolo Gaza e fa centomila morti civili, inermi e innocenti, con una sproporzione abnorme che viola vergognosamente ogni traccia di diritto umanitario internazionale, seminando danni catastrofici che perdurano.  E poi corre a muovere una nuova guerra assieme all’amico americano. Oltre le bombe, i droni e i tragici bilanci luttuosi bisognerà pure che un giorno si torni a dialogare, come ai tempi del primo ministro israeliano Rabin e del presidente egiziano Sadat, entrambi assassinati da fanatici estremisti dei rispettivi Paesi proprio per impedir loro di concludere la pace che stavano negoziando. Invece si sentono echeggiare solo grida di «Riarmo, riarmo!».

Ora, non si discute sulla necessità di una sicurezza difensiva fondata anche su un potenziale di armi ed esercito. La dissuasione armata è una delle categorie dell’equilibrio politico internazionale. Ma davvero l’unica via per configurare un quadro di pace è quella di armarci e riarmarci fino ai denti? Viene anche il sospetto che tutti quei fabbricanti mondiali di armi,  sapendo che per poterne fabbricare di nuove bisogna che vengano usate quelle già vendute,  facciano il loro tifo lobbistico-politico per incrementarne  il “consumo” bellico. Della pace faticosamente cercata con la pazienza sapiente del negoziato chi parla più? Solo il Papa. Ma i potenti li ascoltano, i Papi?

Sessantuno anni fa, Papa Paolo VI, all’Assemblea generale dell’ONU di New Yok gridò il suo appello: «Mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità! Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani!». Scroscianti applausi, tripudio mediatico. Ma dal giorno dopo tutte le guerre in corso continuarono. Poveri Papi, che umilmente chiedono, inascoltati, il bene! Per fortuna nel Vangelo di cui essi sono custodi si legge: «Beati i miti, perché erediteranno la terra». In quanto poi al Papa attuale, che proprio con mitezza e saldezza di convinzione fa infuriare a giorni alterni Trump, egli ha compiuto un altro allungo esortativo  con una Enciclica su una realtà complessa: quella della rivoluzione comunicativa analogica, della Intelligenza Artificiale che dischiude mondi vertiginosi di potenzialità ma anche insidie di manipolazioni occulte. L’umano e il disumano in bilico, a non stare attenti. Mi ha colpito una brevissima frase di Leone XIV quando, pochi giorni prima della pubblicazione dell’Enciclica,  incontrando le studentesse e gli studenti dell’Università La Sapienza di Roma ha detto loro: «Voi siete un desiderio, non un algoritmo!». Una sintesi perfetta, piena di senso, bellissima. La speranza del bene, del bello e del vero contro la pretesa di dominare, tipo Frankestein o Grande Fratello, la libertà di testa e di cuore.