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Il commento

Guerre, i danni economici

La storia delle economie mostra chiaramente come il contesto migliore per la crescita sia quello determinato dalla pace e dal libero scambio – Non è solo teoria, è realtà
Lino Terlizzi
24.03.2026 06:00

Le guerre provocano anzitutto perdite umane e poi anche perdite economiche. Alcuni settori guadagnano con i conflitti bellici, a cominciare da armi e parte del tecnologico, ma ciò non cancella il fatto che per le economie nel loro complesso l’effetto sia negativo. Anche il discorso degli affari determinati dalle ricostruzioni successive è molto relativo, se per avere sviluppo economico si dovesse ogni volta distruggere, il livello di benessere complessivo sarebbe evidentemente molto inferiore. La storia delle economie mostra chiaramente come il contesto migliore per la crescita sia quello determinato dalla pace e dal libero scambio. Non è solo teoria, è realtà.

I danni causati dalla guerra inoltre richiedono tempo per essere superati, sia durante sia dopo la fine del conflitto. Di nuovo, questo vale dal punto di vista umano, politico e anche economico. La guerra determinata dall’invasione russa dell’Ucraina, purtroppo ancora in corso, ha avuto effetti economici dirompenti, specie nell’energia e nell’agroalimentare, danni che sono poi stati contenuti ma che in parte sono rimasti e hanno comunque modificato la geografia degli scambi. Il persistente conflitto israelo-palestinese, con Gaza e i suoi altri capitoli, da molto tempo frena lo sviluppo economico di una parte dell’area mediorientale. E ora, nella stessa area, la guerra di Stati Uniti e Israele contro il regime dell’Iran. Un regime, quello di Teheran, da condannare e da contrastare più che mai politicamente. Ma è lecito chiedersi se la via militare dall’esterno sia quella giusta. Per le perdite umane, anche di chi conduce gli attacchi e anche di persone che nel Paese e nell’area non sostengono il regime iraniano, e per le perdite economiche, che riguardano l’area ma anche il mondo.

Non è ancora chiaro se la guerra contro l’Iran si stia avviando all’epilogo o se questo conflitto invece proseguirà. Intanto, il petrolio Brent, che era attorno ai 70 dollari il barile prima dell’inizio di questa nuova guerra, era ieri attorno ai 100 dollari. Il gas naturale trattato al TTF di Amsterdam, che era poco sopra i 30 euro per megawattora, era ieri attorno ai 60 euro. I danni a impianti legati a petrolio e gas, causati dai bombardamenti di entrambe le parti, e il blocco di fatto dello stretto di Hormuz hanno provocato problemi rilevanti alla produzione e al trasporto di queste materie prime energetiche, con forti spinte al rialzo dei prezzi. L’Europa e l’Asia hanno più bisogno di petrolio e gas provenienti dal Medio Oriente e sono quindi più esposte a mancanze nelle fonti di energia e a rincari. Gli Stati Uniti sono grandi produttori di petrolio e gas, sentono meno il problema, ma non sono completamente al riparo.

Sono fuori luogo le affermazioni di Trump sul fatto che gli USA da tutto ciò ci stanno guadagnando. Possono guadagnarci le compagnie petrolifere, americane e non solo, ma anche negli Stati Uniti ci sono aumenti dei prezzi, per le benzine e altro. Possono essere aumenti minori rispetto a quelli europei, ma sono comunque aumenti e anche per i consumatori americani c’è un peggioramento. Occorre considerare anche che gli USA stavano già facendo più fatica dell’Europa a far scendere l’inflazione sino all’obiettivo del 2% di media annua e questo anche perché i dazi sull’import varati da Trump esercitano pressioni al rialzo sui prezzi. I rincari legati a questa nuova guerra in Medio Oriente stanno portando altri effetti inflattivi.

Un ritorno di inflazione a livello internazionale e un maggior freno alla crescita economica mondiale sono in economia i rischi principali derivanti dal conflitto bellico con l’Iran e da altre guerre che sono ancora in corso. Se lo scontro militare con Teheran durasse, i rischi di ulteriori e pesanti danni economici si trasformerebbero in realtà concreta. Anche una volta finita la guerra, ci vorrà poi tempo per ripristinare condizioni più normali nella produzione e nel trasporto di petrolio e gas. La Svizzera con il franco molto forte si difende bene dall’inflazione, ma qualche riflesso negativo del quadro internazionale inevitabilmente c’è anche qui; soprattutto, se la crescita economica mondiale frenasse in modo più consistente, anche per la pur resiliente economia elvetica ci sarebbe un altro rallentamento. Il superamento dei danni delle guerre, anche economici, chiaramente non è cosa semplice.