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Pensieri dal battellino

I caduti dal pero

Dopo che remunerazione e composizione dei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche e parapubbliche sono stati rivelati, adesso tutti invocano trasparenza, economicità, regole chiare, inammissibilità di certe sovrapposizioni di ruoli e la messa al bando di foschi intrighi e pastette politiche
Bruno Costantini
10.10.2026 06:00

Pensavo di fare cosa gradita ad Asia profumando il battellino come ha fatto la Società di navigazione del lago di Lugano su tre motonavi che solcano le acque del Ceresio. Pare sia un’esperienza multisensoriale unica e prima o poi arriverà un indignato atto parlamentare per sapere perché sul Ceresio sì e sul Verbano no. Ero convinto che la mia amica microinfluencer del lago e content creator sarebbe andata in estasi con il «parfum de bateau» che scaccia l’odore acre rilasciato dalle bottiglie vuote di Barbera fatto col mulo che sto recuperando nei grotti rivieraschi dopo i baccanali estivi; invece no, è rimasta indifferente e anzi m’ha chiesto se non ho di meglio da fare mentre il Paese discute di cose serie e ricompone il Governo con Piero Marchesi per arrivare alle elezioni dell’aprile prossimo dopo le scelleratezze della Zaleide. Tra le cose di cui si discute, Asia scandalizzata mi ha citato la remunerazione e la composizione dei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche e parapubbliche. Benito Bernasconi avrebbe commentato che per non sapere certe cose bisogna essere caduti da piccoli. Diciamo che oggi cadono tutti dal pero - a iniziare dagli sbroja che qualche pensata avevano pur iniziato a farla - e si guardano attorno attoniti, quasi sotto choc, come avessero visto il babau nudo. No, ma dai, non è possibile, non ne sapevo nulla, sono dei fuori di testa, dichiarano anche quelli che hanno partecipato al banchetto magari facendo finta di mettere a stecchetto la partitocrazia. E adesso tutti a invocare trasparenza, economicità, regole chiare, inammissibilità di certe sovrapposizioni di ruoli, messa al bando di foschi intrighi e pastette politiche. Bene, bravi, è giustissimo, ha esclamato la mia amica. Sono d’accordo, a condizione che, sballottati dalle brezze elettorali, non sia la solita farsa da Gattopardi di cambiare tutto affinché tutto rimanga com’è. Non è la spartizione in sé a essere scandalosa; lo è la sua applicazione degenere che tocca anche altri ambiti, come l’annosa questione delle nomine in Magistratura che in tempi recenti ci ha regalato la turpe vicenda Hospita. Il sempre citato, anche a sproposito, manuale di Massimiliano Cencelli - longevo politico della DC italiana, morto lo scorso mese d’agosto, inventore di un metodo di ripartizione delle cariche - non è sbagliato se promuove le persone più competenti tra le diverse sensibilità presenti in politica e nella società. Ma per la farcitura dei CdA di cui parliamo non è sempre stato il caso e sono convinto che lo sanno anche i caduti dal pero. Oltre a riconoscere persone di indubbia capacità, i consigli d’amministrazione delle aziende pubbliche e parapubbliche sono serviti ai maggiorenti anche per compensare trombature elettorali, per premiare fedeltà partitiche e conventicolari, per permettere arrotondamenti del reddito, senza contare chi ha cambiato formazione politica per poter accedere alle gettonatissime poltrone e avviare ulteriori scalate. Asia ha tagliato corto: bisogna voltare pagina! Questa l’abbiamo già sentita a Palazzo delle Orsoline per porre rimedio ai danni della Zaleide, epilogo di una legislatura disgraziata, ma fino al prossimo mese d’aprile non si saprà se, come e con chi si volterà pagina. Nel frattempo, mentre si tira a campare in un clima da fine impero, io e la mia amica pretendiamo di entrare in un qualche CdA pubblico o parapubblico, pronti un giorno a cadere dal pero e a dichiarare di incassare gettoni a nostra insaputa.