I Mondiali e quei ricordi che valgono una vittoria

Lo sport, in questo caso l’hockey, può letteralmente scuotere una città. Come un piccolo terremoto. È successo settimana scorsa a Montréal: quando Alex Newhook ha segnato all’overtime contro i Buffalo Sabres, qualificando i Canadiens alle finali di Conference della NHL, un sismografo del Natural Resources Canada e un sensore del laboratorio sotterraneo della McGill University hanno rilevato un’attività sismica. La loro squadra giocava in trasferta, ma i tifosi si sono assiepati dentro e fuori il Bell Centre di Montréal per seguire la partita sui maxischermi. Secondo gli esperti, i loro festeggiamenti sarebbero stati così intensi da registrare vibrazioni corrispondenti a una magnitudo di 0,5 sulla scala Richter. Non è un fenomeno nuovo. Capita anche ai concerti, come quello di Taylor Swift al Letzigrund di Zurigo, nell’estate del 2024. Ma fa comunque impressione.
Ora, i Canadiens potrebbero anche non conquistare quella Stanley Cup che inseguono dal 1993. Per riuscirci, dovrebbero vincere altre due serie da sfavoriti. Ma certi momenti di euforia collettiva, per quanto effimeri, possono sopravvivere al risultato finale. Le emozioni prendono posto sugli scaffali della memoria, come un trofeo invisibile. Tra vent’anni, i tifosi di Montréal si ricorderanno ancora di quella vittoria all’overtime, con o senza la coppa in bacheca. Ci ritorna in mente il rigore di Philipp Furrer in Lugano-Ginevra del 2016, che riportò i bianconeri in finale dopo dieci anni di logorante attesa. Il titolo lo vinse il Berna, è vero, ma quel boato, alla Cornèr Arena, non se l’è mai dimenticato nessuno. E di esempi potremmo farne tanti altri.
Senza voler mettere le mani avanti, né prevedere sviluppi catastrofici per la lanciatissima Nazionale di Jan Cadieux, il discorso vale anche per i Mondiali in corso a Zurigo e Friburgo. Le emozioni che i tifosi rossocrociati stanno vivendo alla Swiss Life Arena, in questi primi dodici giorni di rassegna, rimarranno per sempre, indipendentemente dall’esito del torneo. Ogni partita dei rossocrociati è diventata una festa, un’esperienza da pelle d’oca, con i suoi rituali, i suoi cori. Si attendono i gol di Roman Josi, di Timo Meier, di Nino Niederreiter, ma anche i momenti per cantare tutti insieme Richi della Stubete Gäng, Mon Amour degli Hecht, Tornerò dei Santo California e W. Nüss vo Bümpliz dei Patent Ochsner. Nelle vie storiche ed eleganti di Zurigo, il Mondiale lo si percepisce appena: gli striscioni in Bahnhofstrasse; qualche tifoso tedesco, austriaco, finlandese o lettone ai tavolini del Niederdorf; i manifesti pubblicitari che strizzano l’occhio alla manifestazione. Ma il cuore della festa è alla Swiss Life Arena e nei suoi dintorni. Il quartiere di Altstetten è diventato the place to be, il posto dove essere per poter vivere e condividere irripetibili momenti di divertimento e passione. Sabato, in occasione del 9-0 rifilato all’Ungheria, c’erano diecimila persone dentro la pista e altrettante nella fan zone, a seguire la partita sui maxischermi, sotto il sole cocente.
E i rilevamenti sismici? Per ora non ne abbiamo avuto notizia, forse servirebbe un gol all’overtime della finale. Sul piano sportivo, l’obiettivo dei rossocrociati è quello: la medaglia d’oro. Ma la facilità con cui la Svizzera ha vinto le prime sei partite non deve illudere: le cose serie iniziano adesso. La fase preliminare si concluderà stasera contro la Finlandia: un match tra due squadre a punteggio pieno che metterà in palio il primo posto nel girone. Poi, giovedì, spazio ai quarti di finale, che - visto l’andamento del Gruppo B a Friburgo - potrebbero anche riservarci un avversario tradizionalmente scomodo come la Svezia. Tutto è ancora aperto ed è innegabile che un mancato accesso alle semifinali di sabato costituirebbe un’enorme delusione. Ma cancellerebbe le emozioni vissute?


