I (non) segreti di Maranello

Biglietti esauriti in tutte le prossime gare, bandiere esposte dai balconi, giornali con titoloni in prima pagina: chi avrebbe mai detto che il ritorno della Ferrari ai vertici della Formula 1 avrebbe scatenato un tale entusiasmo? D’accordo, in Italia i dolori di un calcio allo sfascio hanno generato un contraccolpo d’interesse verso le auto, ma anche altrove i successi del Cavallino hanno spinto le vendite dei biglietti e ovviamente anche le prenotazioni alberghiere. Se pensiamo che il mondiale è scattato solo 9 giorni fa, ci rendiamo conto di come il panorama sia improvvisamente mutato, con la Ferrari che comanda con Leclerc e Sainz la classifica dei piloti ed è ovviamente in testa pure alla graduatoria dei costruttori, con un punteggio che è più alto di quello che Mercedes e Red Bull registrano insieme. Pazzesco. Siamo solo agli inizi di un confronto che promette sorprese, in quanto la Mercedes è indietrissimo e la Red Bull che ha vinto domenica in Arabia Saudita dispone di una macchina molto buona ma, globalmente, non ancora all’altezza della rossa F1-75. In questo momento tutto gioca a favore della Ferrari. E bisogna fermarsi qui trattenendo giudizi e previsioni perché stiamo parlando di un campionato di 23 gare.
Che cosa è cambiato a Maranello? Nulla, il bello è proprio questo. Quando la Ferrari andava male, lo scorso anno e anche prima, ci si augurava l’avvento di tecnici di spicco di Mercedes e Red Bull, che poi sono andati altrove. Invece Mattia Binotto, con acume, è andato a scovare gli ingegneri di secondo livello per non turbare gli equilibri interni. Sono quindi stati ingaggiati elementi preziosissimi senza un cognome noto al grande pubblico. Gente che conosceva bene il modo in cui nascevano le macchine vincenti. Parallelamente, Binotto ha riorganizzato i vari settori della Scuderia (parliamo di un gigantesco complesso di 1.200 persone!) intervenendo sulle debolezze, com’era ad esempio il gruppo addetto ai pit stop, riassettato, rimodulato tanto che oggi le soste delle Ferrari in pista sono le più rapide. Nei due reparti-chiave dei motori e dell’aerodinamica tutto è rimasto nelle mani degli ingegneri Gualtieri e Cardile. Ai quali, però è stato chiesto di osare nelle scelte, negli esperimenti, senza il timore di sbagliare. È chiaro che per svolgere un lavoro del genere non bisognava mettere fretta: per questo è stata completamente sacrificata la stagione 2021. Il solo ramo al quale non è stato chiesto nulla è invece stato quello dei piloti. Una volta avuto riscontri sulla bravura di Carlos Sainz, che nella classifica del mondiale 2021 ha preceduto Leclerc, Binotto ha avuto la conferma che con due elementi così la Ferrari non avrebbe patito complessi di inferiorità. Poi si è aggiunto l’avvento operativo del nuovo simulatore e dei nuovi processi di simulazione.
La Ferrari che adesso è in cima al mondo sta mettendo alla frusta Red Bull e Mercedes a livello motoristico, tanto che le «rosse» sono le sole macchine, tra le più forti, a non aver accusato problemi, mentre i propulsori ex-Honda di Red Bull hanno avuto una serie di guai e quelli di Stoccarda lamentano un deficit di cavalli. Nell’aerodinamica, la Ferrari è di nuovo davanti, con una macchina che ha un grande carico verso terra generato dalle sue forme (sia quelle esterne sia quelle che creano i flussi vitali nelle pance), tale da farla volare non appena c’è una serie impegnativa di curve. Poi i piloti, con Sainz che ammette di non aver ancora assimilato tutti i segreti della sua vettura ma, nonostante ciò, in due gare su due è salito sul podio. Leclerc è invece un’altra cosa: un combattente superlativo che ha costretto Verstappen alla resa in Bahrein e lo ha obbligato a dare tutto quanto aveva in Arabia. Charles ha perso di una inezia che ha trasformato la sconfitta in una mezza vittoria. Dettagli di messa a punto sui quali si giocherà il campionato. Ma intanto oggi il leader è lui e non sarà facile scalzarlo.


