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Il commento

I nuovi assetti mondiali

Il World Economic Forum di Davos svoltosi nei giorni scorsi è stato per molti aspetti uno specchio di ciò che si sta muovendo a livello globale
Lino Terlizzi
26.01.2026 06:00

È ormai evidente come nel mondo si stiano creando nuovi assetti, sul piano sia politico sia economico. Il World Economic Forum di Davos svoltosi nei giorni scorsi è stato per molti aspetti uno specchio di ciò che si sta muovendo a livello globale. Nel quadro geopolitico emerge sempre più nettamente la tendenza a un mondo tripolare, con precise zone di influenza disegnate attorno ai tre principali poli politico-militari, cioè USA, Cina, Russia. Anche in decenni passati questi tre Paesi sono stati in un modo o nell’altro in prima linea, ma ora gli equilibri sono diversi.

Gli Stati Uniti guidati da Trump riaffermano senza mediazioni la loro leadership, anche contro gli alleati occidentali e questa è una novità preoccupante. La Cina è cresciuta molto da ogni punto di vista, non solo economico ma anche politico-militare, ed ha accettato un’alleanza tattica con la Russia; all’epoca dell’URSS Pechino e Mosca erano separate nonostante la comune ideologia, con la prima che accettava accordi con Washington piuttosto che riavvicinarsi a Mosca. Per la Russia di Putin quella con la Cina è un’alleanza resa necessaria dall’isolamento conseguente all’invasione dell’Ucraina, ma ha tutta l’aria di essere tattica e non strategica, come per Pechino d’altronde; Russia e Cina hanno interessi, politici ed economici, in parte contrastanti e nel lungo periodo vogliono ballare da sole. 

Se questi assetti che stanno emergendo si completeranno, gli USA torneranno ad avere un controllo ampio delle Americhe, con attenzione in particolare a Centro e Sud America e con magari puntate verso l’Artico (la questione Groenlandia è solo sospesa). La Cina ha fatto della conquista di Taiwan un obiettivo storico e ciò che oggi ancora appare come impossibile, cioè l’abbandono della difesa dell’isola da parte degli USA, più in là in un mondo tripolare potrebbe invece purtroppo entrare nel novero delle possibilità, sempre in un’ottica di zone o sfere di influenza. La Russia dal canto suo potrebbe ottenere alcuni territori dell’Ucraina e vedersi riconosciuta la sua battaglia contro la forte presenza della NATO nell’Est Europa; il leader cinese Xi Jinping non sembra amico di Trump e Putin, mentre questi due paiono avere buoni rapporti e ciò gioca a favore di Mosca.

In un mondo sempre più tripolare, quali altre aggregazioni potrebbero cercare di fermare il ripristino di rigide sfere d’influenza? I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e altri) sono un soggetto per alcuni aspetti interessante, ma hanno un’evidente contraddizione: hanno al loro interno Pechino e Mosca, che giocano in proprio le loro partite da grandi potenze politico-militari. Occorre dunque tornare a pronunciare la parola Europa, anche se non a tutti piace. Diciamo volutamente Europa, e non solo Unione europea, perché non c’è solo la pur rilevante UE, ci sono anche altri Paesi, tra cui Regno Unito, Svizzera, Norvegia. Paesi come questi sono giustamente interessati ad avere robusti accordi con l’UE, ma mantenendo le loro autonomie.

L’Europa al suo interno ha molti Paesi che esprimono forza politica e/o economica. Anche sul piano militare, pur in modo chiaramente non unito, ha risorse non trascurabili, che sta andando ad allargare, cosa che si può condividere o meno ma che va registrata come conseguenza oggettiva della guerra in Ucraina e di altri conflitti bellici. Sul versante economico, a valori 2025 gli USA rappresentavano circa il 26% dell’economia mondiale, la Cina circa il 17%, la Russia circa il 2%; le economie europee, dunque UE più le altre, rappresentavano nel complesso circa il 22%. Nonostante tassi di crescita attualmente non adeguati, il Vecchio continente conserva senza dubbio un grande peso.

È difficile che l’Europa si presenti completamente unita sulla scena mondiale. Spesso nemmeno l’Unione europea riesce a farlo, figuriamoci se si calcolano anche i non UE. Gli Stati Uniti d’Europa sono un’idea nobile, però non si sa se e quando realizzabile. Ma non è questo il punto, basterebbe che in Europa ora si convergesse costantemente e in modo coordinato su alcuni valori fondamentali. A Davos nei discorsi dello svizzero Parmelin, del tedesco Merz, del francese Macron c’erano tratti di unione oggettiva, ad esempio nella condanna delle politiche di potenza e nella difesa del libero scambio, contro il protezionismo. Il canadese Carney ha fatto un’interessante sponda su questi concetti. Anche lui, comprensibilmente, è tra quanti sperano che l’Europa non si faccia travolgere da Trump e dal tripolarismo.  

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