I primi segnali che la bolla speculativa si sta gonfiando

Si chiama blowoff top. In gergo tecnico è la fase che descrive l’inizio di una bolla speculativa. Quando può esplodere? I fattori in gioco sono così tanti che è impossibile prevedere il punto di crash. Buffett ha iniziato a vendere nel 2023, Ray Dalio di Bridgewater, uno dei più grandi hedge fund, ha lanciato warning su debito e valutazioni azionarie tra il 2024 e il 2025. Citando Keynes, «i mercati possono rimanere irrazionali a lungo»; tuttavia, è in questa fase che va riconosciuta la bolla prendendo le contromisure. Il primo passo è l’analisi della narrativa, il secondo il monitoraggio di alcuni indicatori, il terzo l’azione di ribilanciamento, che significa una graduale riduzione dell’esposizione azionaria. Ricordiamo che quando si sviluppa un crash, psicologicamente si tende a rimanere fermi. Altre volte, a -20% di perdita, che rappresenta la perdita media massima del Dow Jones su 100 anni, si continua a comprare sperando che il mercato risalga. Da marzo 2009 è stato corretto acquistare su ogni ritracciamento, ma questa confidence oggi potrebbe trasformarsi in una trappola. I ritracciamenti dal 2009 hanno avuto cause per lo più esogene: Covid-19, conflitti, cambi di regole commerciali come i dazi. La fase attuale c’entra poco o nulla con fattori esogeni: infatti il conflitto in Medio Oriente non ha fermato la corsa dell’azionario. Il punto centrale è un altro e richiama la bolla Internet del 2000.
Innanzitutto, la narrativa: «Questa volta è diverso». E in effetti lo è. Le società che corrono al rialzo hanno le spalle forti, producono fatturato, utili e cash flow, ma la bolla è di per sé insidiosa, potrebbe riguardare i titoli a cui si applica la narrativa delle società più solide. Ogni azienda sta diventando un’AI company ed è quello che accadde nel 1999. Poi ci sono gli indicatori. I segnali di allarme di una bolla emergono quando la crescita dei prezzi di Borsa si sgancia dagli utili e dal fatturato. Gli analisti segnalano che l’azionario americano ha un premio al rischio nullo. Dato un P/E dell’S&P 500 di 22, se calcolo il reciproco (1/22) ottengo circa il 4,5%, esattamente in linea con il rendimento di un bond decennale americano, il T-Note. Tuttavia, il problema non è solo questo: il punto critico sono le IPO, le offerte iniziali di vendita. Come nel 2000, si acquista un futuro fantascientifico, ma numeri alla mano le società che vengono quotate presentano fatturati contenuti, utili ridotti e spesso in perdita.
Nel 2000 i prezzi esplodevano dopo l’IPO, oggi prima della quotazione. Quando la FOMO (Fear Of Missing Out), la paura di rimanere fuori dal mercato, si concentra su questo tipo di titoli, i professionisti sanno che è arrivato il momento di ridurre l’esposizione al rischio azionario. Ciò che è cambiato rispetto al 2000 è che il crash potrebbe essere selettivo. Il caso Bitcoin è indicativo. Come prepararsi a un evento che potrebbe non essere immediato, ma che presenta una traiettoria non sostenibile? Solitamente si riduce gradualmente l’esposizione verso quei settori e titoli caratterizzati da un andamento verticale, capaci di raddoppiare la capitalizzazione in pochi mesi. I professionisti alleggeriscono il portafoglio «fisico», ma partecipano fino all’ultima ora di rialzo utilizzando le opzioni. Se non si hanno le giuste competenze tecniche, la strategia più prudente consiste nel trasferire parte del capitale sull’obbligazionario. Accade nelle fasi di bolla, i bond non vanno più di moda. «Se in un giorno posso ottenere il rendimento di un anno, perché investire in obbligazionario?». Eppure, l’obbligazionario a tasso variabile potrebbe rappresentare un’uscita di sicurezza quando i festeggiamenti iniziano a surriscaldare gli animi.
La stagione delle IPO tech americane sarà un indicatore importante per misurare l’intensità del fenomeno speculativo. Il caso Cerebras Systems, che è passata dall’essere quasi in bancarotta a valere circa 60-70 miliardi di dollari e a realizzare la più grande IPO tecnologica negli USA da anni, potrebbe essere soltanto l’inizio.
