Il buon esempio

L’altro giorno, ormai all’imbrunire, giunti al porto comunale dopo l’ultima traversata Asia ha insistito per restare a dormire sul battellino fra le bottiglie vuote di Barbera fatto col mulo ritirate a Caprino. Pensavo volesse fare un content per i social sulla sua tormentata giornata da micronfluencer del lago, finita male quando, su un molo dove s’era messa in posa da sciantosa digitale, è stata cacciata con un «ci facci il piacere, se ne vadi!». Insomma, trattata come uno Zali qualsiasi. Il motivo del voler restare sul battellino era tuttavia un altro. La mia amica mi ha confidato di non sentirsi sempre sicura quando la sera, con la sua bicicletta elettrica rosa, va in giro per la città. Tra la realtà e la percezione della realtà c’è sempre una differenza, ma alle insicurezze non si può rispondere solo con le statistiche. C’è poi un clima generale che non è bello. Karin Valenzano Rossi, capodicastero Sicurezza della Città di Lugano, lo scorso mese di maggio, dopo gli ennesimi episodi di violenza alla Pensilina, aveva invitato ad abbassare i toni, sollecitando i politici ad assumersi le proprie responsabilità: «Il dibattito politico mondiale è dettato da qualcuno che usa toni da bullo. Quando questa è la modalità con cui si parla al mondo, chiunque si sente legittimato a fare così. Per questo mi sento di richiamare un certo senso di responsabilità da parte di tutti noi: dobbiamo cercare di dare un buon esempio». Asia dice che lei il buon esempio lo dà già ma che il mondo va a rotoli lo stesso e che quindi potrebbe stufarsi. Non si può pretendere che gente come il presidente statunitense Donald Trump, marchese del Grillo globale («Io so’ io e voi non siete un cazzo»), o il sultano turco Recep Tayyip Erdogan, che alla riunione della NATO in luglio ad Ankara ha regalato ai partecipanti una pistola con proiettili, ascolti i consigli alla moderazione della municipale luganese che non è nemmeno ascoltata in casa sua. Infatti, mentre si cercano e si predicano i buoni esempi, salta fuori, brutale, il caso Zali. Anche qui, a iniziare dalla presidente del Governo Marina Carobbio Guscetti, sono girati gli appelli ad abbassare i toni per non gettare ulteriore e populistica infamia sulle istituzioni, perché la morigeratezza dovrebbe essere la premessa per voltare pagina. La mia amica è pronta a postare su TikTok un video della gioiosa svolta, ma resto persuaso che non basta semplicemente voltare pagina perché alla fine si rischia di rimanere al punto di partenza. D’altra parte ci voleva poco per capire che l’atteso pomeriggio parlamentare, con le risposte scolastiche del Governo alle interpellanze sulla vicenda del già direttore del Dipartimento del territorio in modalità marchese del Grillo, non poteva trasformarsi in una resa dei conti dirimente tra il bene e il male. Probabilmente, nemmeno un momento catartico finale con una discussione generale avrebbe permesso di comunicare al Paese che è buona cosa ricominciare ad avere fiducia nei manovratori di Palazzo, benché, con tutte le discussioni inutili che si fanno in un Parlamento un po’ circense, poteva starci anche quella sulla più devastante crisi istituzionale dell’ultimo quarto di secolo. Se ne riparlerà perché c’è ancora molto da spiegare e capire. Ma allora quand’è che si volterà pagina?, s’è chiesta Asia. Il momento per uscire a riveder le stelle, come Dante e Virgilio quando lasciano l’Inferno avviandosi verso la luce dopo le tenebre, non sembra ancora arrivato.


