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Il commento

Il «caso Fischer», una bomba trattata come fosse un petardo

Da questo scandalo, da questa storiaccia, esce malissimo anche Swiss Ice Hockey, che ne ha sottovalutato l'impatto ritardando eccessivamente l'unica decisione possibile: il licenziamento
Fernando Lavezzo
15.04.2026 22:46

Dopo aver cercato, lunedì sera, di disinnescare il «caso Fischer» come se fosse un petardo bagnato, nelle ore seguenti gli «artificieri» di Swiss Ice Hockey lo hanno trattato come un ordigno a orologeria. Li abbiamo immaginati proprio così, con la fronte grondante di sudore e il tronchesino in mano, come nella parodia di un film d’azione degli anni Ottanta, indecisi su quale filo tagliare. Ma era già troppo tardi. La bomba era esplosa da un pezzo e l’onda d’urto aveva superato i confini nazionali, portando la Federazione internazionale (IIHF) ad aprire un’indagine.

Con il suo falso certificato COVID, Fischer ha macchiato indelebilmente la sua reputazione e la sua «aura», termine molto in voga. Era il volto positivo, ottimista e ambizioso dell’hockey rossocrociato. I suoi meriti sportivi non si discutono e nemmeno si cancellano. Restano le emozioni, le imprese, anche le delusioni cocenti, rese tali da aspettative sempre più elevate. Ma su quei tre argenti mondiali, ora, c’è polvere. E il licenziamento, su cui si è temporeggiato fin troppo, era l’unica via percorribile. Lo abbiamo già scritto: «Fischi» ha tradito il suo datore di lavoro, la sua squadra, l’intera delegazione di Swiss Olympic, i tifosi, le autorità svizzere e cinesi, il CIO. Nel 2023 ha pagato come privato cittadino, ora lo ha fatto come uomo pubblico, come rappresentante di un Paese, di una federazione, di uno sport. A livello umano, possiamo immaginare il dolore di Patrick Fischer, che aveva scelto i Mondiali di casa, tre mesi dopo le Olimpiadi di Milano, per chiudere alla grande la sua avventura decennale. «Ho già affrontato altre tempeste in passato», diceva nei giorni scorsi, ancora convinto di potersela cavare e restare in sella. Non è andata così. E per quanto faccia male, per quanto ingloriosa sia questa fine, non c’erano altre vie.

Ma da questo scandalo, da questa storiaccia, esce malissimo anche Swiss Ice Hockey. In carica dallo scorso settembre, il presidente Urs Kessler sperava di potersi godere la festa del Mondiale casalingo dopo aver già chiuso i primi importanti dossier del suo mandato. In dicembre era stato scelto il successore di Fischer, Jan Cadieux. In febbraio era stato ufficializzato l’erede dello stesso Cadieux alla guida della Nazionale U20, Luca Cereda. E negli scorsi giorni era stato nominato anche il nuovo direttore delle squadre nazionali, Patrick von Gunten, che prenderà il posto di Lars Weibel, nuovo direttore sportivo dell’Ambrì Piotta. Nel primo vero momento di crisi, però, Kessler ha sbagliato tutto. E con lui anche i suoi consiglieri.

Riletta oggi, la prima reazione del presidente federale appare surreale: «Riteniamo apprezzabile che Patrick Fischer abbia deciso di rendere pubblica la questione e di ammettere chiaramente il proprio errore. Questo dimostra responsabilità personale e integrità. Abbiamo discusso approfonditamente il tema con lui. Egli ne ha pagato le conseguenze. Per noi la questione è chiusa. Guardiamo ora con entusiasmo ai prossimi Mondiali in casa con Patrick Fischer e tutta la squadra. Il nostro obiettivo è interamente rivolto al successo sportivo». Parole invecchiate malissimo già poche ore dopo, quando si è saputo cosa avesse spinto Fischer a confessare: un’indagine giornalistica della SRF, che aveva posto l’allenatore di fronte ai documenti ufficiali prodotti dalla Procura di Lucerna. Ma soprattutto, Kessler e gli altri dirigenti hanno sottovalutato clamorosamente l’impatto che questa vicenda avrebbe avuto. Non hanno saputo che pesci pigliare. Forse perché, sotto sotto, Fischer è sempre stato più potente e influente di tutti loro.

E adesso? Quali ripercussioni avrà questo terremoto sui Mondiali di Zurigo e Friburgo? Jan Cadieux riuscirà a spegnere l’incendio e a rasserenare lo spogliatoio, che vedeva in Fischer un guru, un modello, un fratello maggiore? A volte, da grandi scandali sportivi nascono grandi opportunità. Lo insegnano gli Azzurri del calcio, campioni del mondo nel 1982 dopo il «calcioscommesse» e nel 2006 dopo «calciopoli». Chissà...