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Il commento

Il confine tra ascolto e condanna

Le parole di Sabrina, che è morta ma ci parla ancora, oggi hanno un’altra forma e un altro peso: la testimonianza e il j’accuse
Andrea Leoni
21.09.2026 06:00

Sabrina è morta ma ci parla ancora. Non più dalla pagina Instagram costata il posto a Claudio Zali. Sabrina continua a parlare attraverso e-mail, lettere, verbali, referti. Un archivio disperato. La sua tragica morte nel lago ha modificato la genetica delle sue parole. Oggi hanno un’altra forma e un altro peso: la testimonianza e il j’accuse. Accade lo stesso con i suicidi, quando chi si è tolto la vita accusa questo o quello nella lettera d’addio. Per chi è citato diventa impossibile difendersi, almeno in società. Parola contro parola, è regola per i vivi. Le denuncia di un morto è come una condanna. Il discorso è scivoloso, eppur va fatto, per un principio di civiltà. Da un lato il rischio è odioso: che la vittima non sia creduta neppure da morta. Dall’altro il pericolo è la barbarie: mettere alla gogna persone senza colpa, la cui difesa pubblica è azzoppata dalla controparte deceduta. La doverosa ricerca della verità barcolla dunque sul filo sottile tra questi due abissi. Le parole di Sabrina sgocciolano dai social agli incarti della procura, sono scandite nelle piazze e riportate sui giornali, passano di bocca in bocca. Spesso sono un’eco dal passato e sono segnate dal logorio degli anni. Per pudore sono state taciute quelle più controverse. Di Sabrina conosciamo le parole, perfino la voce, ma poco o nulla della sua storia, del suo carattere, delle selve oscure che come ogni vita ha dovuto attraversare. Tutto questo dovrebbe indurci nel riferirne con delicatezza, come fossero petali di rosa o le sue spine.

Troppi in questi giorni sermoneggiano sull’agire altrui. Tutti convinti che avrebbero fatto meglio rispetto a chi è oggetto di critica. Non è vero. La memoria è per sua natura ingannevole, i ricordi si deformano, l’azione o l’inazione sono frutto di contesti, circostanze e valutazioni umane ed estemporanee, dunque fallibili. Giornalisti e politici sono depositari di continue segnalazioni, talvolta vere e in larga parte false e calunniose. Errare, in questi casi, non è umano ma inevitabile. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

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