Il fascino del numero dieci

Perché il calciatore più talentuoso e carismatico di una squadra porta il numero dieci sulla maglia? Perché i comandamenti sono dieci come le piaghe d’Egitto? Perché i numeri sono calcolati su base decimale? Il numero dieci, in molte culture antiche, rappresenta completezza e ordine. Nella tradizione biblica, dieci era un numero «pieno», come le dita delle mani, che simboleggiano un insieme completo. Il dieci rappresenta una sorta di equilibrio perfetto e un riferimento completo per una condotta morale: è un risultato raggiunto, la fine di un percorso.
Secondo diversi studi alcuni numeri, per esempio quelli rotondi come il dieci, tendono ad attrarre l’attenzione o a essere percepiti come più «speciali» o memorabili. La psicologia cognitiva studia questi effetti. Un esempio è la cosiddetta «euristica del punto di riferimento», una scorciatoia mentale che il cervello usa per formulare stime e prendere decisioni in condizioni di incertezza. In questi casi, si tende ad ancorare i propri giudizi a un numero di riferimento che finisce per influenzare la valutazione finale, anche quando non ha un legame con la realtà o è del tutto arbitrario.
Le tecniche di marketing sfruttano questo fenomeno fissando spesso i prezzi al di sotto della soglia simbolica: un oggetto venduto a 9.99 viene percepito come «nove e qualcosa» e la nostra mente lo avverte sensibilmente inferiore a 10, nonostante la differenza sia di un solo centesimo. È una strategia usatissima per rendere un prezzo più attraente e stimolare la sensazione di «affare» o convenienza.
Anche in politica si usano soglie numeriche per orientare la percezione: forze politiche si rifanno con leggerezza a questi meccanismi mentali. Le cifre tonde fissano soglie, danno un senso di stabilità e sono facili da comunicare, anche se nella maggior parte delle volte sono del tutto parziali. Risultano particolarmente vantaggiose nelle questioni identitarie perché permettono di segnare un confine simbolico tra un noi e un loro, tra un prezzo politico affrontabile e uno decisamente eccessivo. Basti pensare alle famose azioni che, tra gli anni Sessanta e i Settanta mirano a uno «stop all’inforestierimento». Nel 1965 i Democratici di Zurigo presentano una prima iniziativa popolare che fissa (guarda caso!) al 10% della popolazione la quota complessiva degli stranieri. Nell’ipotesi di superamento del numero, quest’ultimi vanno ridotti annualmente di almeno… il 5% (che non è altro che la metà di dieci). Il 7 giugno 1970 l’iniziativa Schwarzenbach, che riprende esattamente lo stesso obiettivo, limitare cioè la popolazione straniera al 10% del totale, è respinta. Nel 1974 la popolazione svizzera rigetta un’altra iniziativa dello stesso Schwarzenbach che intende fissare il limite degli stranieri a… 500.000 unità. Negli ultimi sessant’anni sono state lanciate e votate quasi venti iniziative sul tema della limitazione dell’immigrazione straniera. Dal 1984, dopo la bocciatura popolare delle precedenti azioni, con l’iniziativa «contro la svendita del territorio» si affianca al superamento del limite numerico un valore più esplicito: vengono infatti agitati gli spettri della sovrapopolazione e della questione ambientale, in cui è paventato il rischio di un’esplosione della cementificazione del territorio. Dagli anni Novanta, invece, l’attenzione si sposta sui richiedenti d’asilo e sulla presunta attitudine criminale dello straniero.
L’iniziativa bocciata lo scorso 14 giugno, denominata «no a una Svizzera da 10 milioni» è figlia di questa tradizione: rievoca sia la madre di tutte le battaglie identitarie, la già citata iniziativa Schwarzenbach, con la ripresa del numero dieci come soglia psicologica, sia le campagne degli anni Ottanta e Novanta nella difesa del territorio e nella lotta alla criminalità. Introduce però una novità non di poco conto. Nasconde infatti l’intento xenofobo applicando un tetto simbolico non agli stranieri ma all’intera popolazione, contando sul fatto che la crescita demografica è dovuta principalmente al saldo migratorio positivo.
Il dato che la Svizzera stia raggiungendo realmente i dieci milioni di abitanti non deve far pensare che la soglia fissata abbia un valore al di là dell’impatto simbolico che vuole evocare. E questo, per fortuna, è stato capito. Il risultato dimostra infatti che la maggioranza delle cittadine e dei cittadini ha saputo andare oltre la forza evocativa di una soglia psicologica. Il numero dieci, efficace sul piano comunicativo, non è stato percepito come una prova, ma come un simbolo. E i simboli, da soli, non bastano per decidere il futuro di un Paese.

