Il figliol prodigo versione Windsor

Fresca fresca dall’America la notizia che i «ribelli» Harry e Meghan si sono resi conto che è meglio, dopo tutto, fare il figlio del re d’Inghilterra che la «celebrity» a Hollywood. E anzi, che se litighi con il papà monarca rischi di non essere più manco una «celebrity» a Hollywood. Si spiega soltanto così che il duca e la duchessa di Sussex facciano sussiegosamente trapelare, attraverso fonti a loro vicine (manco fossero il presidente degli USA o il segretario del Partito comunista cinese), che «sarebbero felici di accettare «un invito a passare il Natale con la famiglia reale a Sandringham. Ma come, i Windsor non erano un branco di razzisti? E la regina Camilla una strega cattiva e fratello William un bullo manesco? Appena un anno fa Spare, l’autobiografia di Harry, stava per deflagrare con una carica esplosiva di rivelazioni che avrebbero dovuto far saltare il trono inglese. In anticipazione, sugli schermi tv dell’intero pianeta, Meghan mimava irridente l’inchino che, poverina, era stata nientemeno «costretta» a eseguire davanti a Sua Maestà Elisabetta. Insomma parole e immagini come pallottole, decisamente il maggior contributo alla causa repubblicana in Inghilterra da un secolo a questa parte.
Improvvisamente questa coppia di anarco-situazionisti si mostra invece docile come un paio di agnellini. La settimana scorsa, il 14 novembre, Harry si è finalmente deciso a digitare sul cellulare il numero di papà per fargli gli auguri di compleanno, il settantacinquesimo. E udite udite, pure Meghan ci ha tenuto a parlare con il suocero per trasmettergli le sue congratulazioni. Non basta. Dopo aver evitato per anni che il nonno potesse anche sfiorare i nipotini «esiliati» (a loro insaputa) in America, i duchi gli hanno perfino spedito un video coi bimbi, Archie di quattro anni e Lilibet di due, che cantano «happy birthday» all’avo che probabilmente nemmeno ricordano.
Gli amici dei Sussex hanno evidentemente ricevuto l’incarico di spiegare che a questa iniziale apertura i duchi amerebbero molto far seguire una visita natalizia a Sandringham. Oppure più in là, in estate, al castello scozzese di Balmoral, che nonostante l’invito della defunta Elisabetta Meghan aveva evitato come la Siberia. Ma erano i tempi in cui ancora le agenzie di marketing americane stimavano in un centinaio di milioni di sterline l’anno il valore commerciale del «marchio Sussex». Prima insomma che pure i guru di Hollywood sentenziassero che «non basta essere celebri per avere talento», e Spotify stracciasse il contratto milionario con il duo.
Adesso che il loro valore di mercato appare decisamente in ribasso (e le spese per una vita di lussi decisamente in rialzo), un loro amico intimo confida, non a caso: «Non posso immaginare che i Sussex declinerebbero un invito a passare del tempo con Sua Maestà». Toh, ma non è quello che hanno fatto in tutti questi anni? E a furia di rifiutarli, gli inviti non sono più arrivati. Al momento nemmeno quello, adesso sospirato, per le vacanze.
L’ultima volta che i Sussex passarono il Natale in famiglia a Sandringham fu nel 2018, e la camminata all’uscita dalla chiesa sottobraccio con William e Kate diede il via alla favola dei «fab four», i Favolosi Quattro che esibivano la loro armonia come talismano per il futuro della monarchia. La successiva rissa ha fatto scoprire che era, appunto, soltanto una favola. Sarà parecchio difficile, adesso, darla nuovamente a bere. Per tacere il fatto che, avendo appurato la propensione di Harry e Meghan a mettere in piazza conversazioni e telefonate private, come faranno gli altri membri della famiglia a parlare liberamente senza timore di finire sui giornali? E per di più ingiustamente accusati, magari, di essere stati loro a violare la riservatezza?
Ciò detto, non dubito che alla fine l’invito ai reprobi arriverà. Carlo III è politico troppo fine per lasciarsi sfuggire l’occasione di pacificare la famiglia. Per dirla con Shakespeare, che di re inglesi se intendeva, «l’inverno dello scontento» pare proprio destinato a sciogliersi «in una gloriosa estate» (Riccardo III). Che sia vero calore in una relazione parentale illividita nel gelo dei sentimenti, è lecito dubitare. Certo Carlo farà festa come per il ritorno del figliol prodigo. Ma nella parabola la molla era l’amore e il perdono, qui il calcolo e l’interesse. Quello però era il Vangelo, e questa è Casa Windsor.


