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Pensieri dal battellino

Il gioco dell’oca

A quasi vent’anni dalla proposta di creare una Polizia unica ticinese, oggi nel mezzo di focolai polemici sul clima di lavoro degli agenti e sulla nuova legge sulla polizia, siamo ancora alla casella di partenza
Bruno Costantini
09.05.2026 06:00

Fare e disfare, con la variante impacchettare, spacchettare e infinocchiare, è tutto un lavorare. La repubblica dell’iperbole è tale anche nell’applicare la politica ossimorica dell’immobilismo dinamico. È il ragionamento che ho sottoposto ad Asia tra uno scroscio di pioggia e una grandinata, fermi sul battellino in attesa di poter riprendere a navigare verso le cantine di Gandria e Caprino con il carico di Barbera fatto col mulo. La mia amica microinfluencer del lago e content creator s’è un po’ innervosita non riuscendo a dare una forma plastica su TikTok all’immobilismo dinamico. Le ho suggerito di utilizzare il gioco dell’oca. Esempio: nel 2008 l’allora deputato liberale ed ex ufficiale della Cantonale Giorgio Galusero propose la creazione di una Polizia unica ticinese, una soluzione radicale piuttosto divisiva. Il Dipartimento delle istituzioni nel 2016 decise di creare un gruppo di lavoro per trovare una via di mezzo tra lo status quo e la rivoluzione. Dopo dieci anni di cogitazioni e consultazioni le proposte del gruppo di lavoro sono state fucilate e spetterà ora al Consiglio di Stato determinarsi. A quasi vent’anni dalla proposta, oggi nel mezzo di focolai polemici sul clima di lavoro degli agenti e sulla nuova legge sulla polizia, siamo ancora alla casella di partenza. E a neanche un anno dal rinnovo dei poteri cantonali, figurarsi se qualcuno vorrà farsi male toccando radicati equilibri territoriali. Basti pensare che nella mitica Città Ticino mai si è riusciti a creare un unico ente cantonale per il turismo, essendo più forti le baronie regionali con relativa spartizione di poltrone. Fuori di testa è poi la doppia candidatura a Capitale svizzera della cultura 2030, con da un lato Lugano, Locarno e Mendrisio unite in una candidatura unica e d’altro lato Bellinzona che corre da sola, fra l’altro mentre i bellinzonesi sono impegnati in una battaglia identitaria epocale per decidere se i castelli si devono chiamare castelli oppure Fortezza come dice l’UNESCO. La mia amica ha deciso di girare un video dalla murata di Castel Grande con vista su Palazzo delle Orsoline dove si tirano i dadi del gioco dell’oca. Possibile che escano sempre i numeri sbagliati? Forse è il 2008 che non porta bene. In quell’anno giunsero anche le conclusioni del rapporto commissionato dal Governo sul futuro delle stazioni invernali. Impietoso ma realistico, il verdetto era che con i cambiamenti climatici bisognava lasciar perdere lo sci e i relativi sussidiamenti pubblici. Che fece allora la politica? Per paura di una purga elettorale, con tanto di mobilitazione della Milizia bleniese in Gran Consiglio, inventò il credito quadro limitato alla manutenzione ordinaria degli impianti, l’ultimo approvato lo scorso ottobre. Non sono grandi cifre, ma è questione di metodo perché dopo quasi vent’anni siamo sempre alla casella di partenza: anche l’ultima stagione invernale è da dimenticare, Airolo ha rischiato il fallimento e il mantra della destagionalizzazione non ha finora prodotto granché. Adesso il liberale Andrea Rigamonti, il leghista Boris Bignasca e l’avantista-ticinolavorista Evaristo Roncelli, pur muovendosi con cautela per non farsi male, ripropongono il problema al Governo e chiedono di usare in modo più efficace i soldi pubblici. Poiché su TikTok ci vogliono contenuti brevi, Asia spera che non occorrano altri vent’anni, qui come in altre faccende, per ritrovarci alla casella di partenza. Basta dirlo subito che lì siamo e lì restiamo.