Il giovane e le aziende

Come imprenditore di famiglia di aziende in Canton Ticino mi sono fatto questa domanda. Come migliorare il ricambio generazionale e le nuove assunzioni di giovani? Quali giovani le aziende svizzere vorranno assumere? Per decenni, l’ingresso nel mondo del lavoro è stato valutato sulla base di criteri relativamente stabili quali un buon titolo di studio, solide conoscenze disciplinari, affidabilità e disponibilità all’apprendimento. Oggi, però, il contesto in cui operano le imprese svizzere è cambiato. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, globalizzazione e nuove aspettative sociali stanno ridefinendo non solo i mestieri, ma anche il profilo del giovane al primo impiego. Il giovane che entrerà nel mondo del lavoro nei prossimi anni non potrà essere valutato come uno specialista già formato. Le competenze tecniche cambiano troppo rapidamente. Ciò che conterà davvero sarà la capacità di apprendere, disapprendere e riapprendere. Le aziende svizzere dovranno cercare candidati che dimostrino flessibilità mentale, curiosità intellettuale e capacità di affrontare problemi nuovi senza istruzioni predefinite. Il primo lavoro non sarà l’approdo finale, ma l’inizio di un percorso di carriera in continua trasformazione.
Il giovane ideale non è colui che ripete procedure, ma chi sa leggere un problema complesso, distinguere fatti da opinioni, argomentare le proprie scelte e riconoscere i limiti delle informazioni disponibili. In un’epoca dominata da algoritmi e intelligenza artificiale, il valore umano risiede nel pensiero critico. Le imprese svizzere avranno bisogno di giovani capaci anche di interrogare i dati. Il candidato del futuro dovrà essere digitale, ma non ingenuo nell’usare strumenti digitali e IA. Non si tratterà di assumere programmatori, ma persone in grado di lavorare con la tecnologia senza esserne dominate. Il primo lavoro richiederà sempre più lavoro in team multiculturali, comunicazione chiara e rispettosa, capacità di ascolto e gestione dei conflitti. Il giovane ideale saprà esprimersi con precisione, scrivere bene, presentare un’idea e collaborare con profili diversi. In un paese come la Svizzera, plurilingue e internazionale, queste competenze di capacità di comunicazione sono decisive.
Le aziende non cercano più solo competenze, ma affidabilità morale. Il giovane al primo impiego dovrà dimostrare senso di responsabilità, rispetto delle regole, e consapevolezza dell’impatto sociale e ambientale delle proprie azioni. Il mondo del lavoro sarà sempre più esigente e complesso. Per questo motivo, le imprese svizzere dovranno valorizzare giovani che mostrino resilienza allo stress, capacità di accettare feedback, autocontrollo e rispetto delle persone. Il talento senza equilibrio emotivo è fragile. Il futuro premierà chi saprà reggere la complessità senza perdere umanità. Il giovane al primo impiego non cercherà solo uno stipendio o le vacanze, ma un significato. Le aziende dovranno saper intercettare candidati che desiderano contribuire alla loro realtà, sono motivati a crescere e vedono il lavoro come parte della propria identità. Allo stesso tempo, dovranno offrire contesti che favoriscano apprendimento, responsabilizzazione e fiducia. Il candidato ideale al primo lavoro non sarà il più esperto, ma il più promettente dal punto di vista umano, cognitivo e collaborativo.
Nel contesto svizzero, uno dei settori che guiderà la domanda di titoli universitari sarà senza dubbio quello delle tecnologie digitali. Lauree e master in informatica, data science, intelligenza artificiale, cybersecurity e ingegneria del software saranno tra i più ricercati. Le imprese tenderanno a privilegiare master specialistici o percorsi avanzati che dimostrino una reale padronanza delle tecnologie emergenti. Il settore della sanità e delle scienze della vita continuerà a crescere in modo strutturale e renderanno sempre più richiesti titoli universitari in medicina, infermieristica avanzata, biotecnologie, biomedicali, scienze farmaceutiche e ricerca clinica. Nell’ambito dell’ingegneria, in particolare nei campi dell’energia, della sostenibilità e dell’industria avanzata. Nel mondo della finanza le aziende svizzere cercheranno profili con una formazione universitaria solida in economia o finanza, spesso integrata da master in risk management, finanza quantitativa o regolamentazione. Le competenze normative, fiscali e di governance acquisiranno un peso crescente, rendendo i titoli accademici affiancati da certificazioni professionali un requisito sempre più comune.
Un elemento distintivo del sistema svizzero resterà inoltre la formazione professionale, che continuerà a rappresentare un titolo di grande valore. Diplomi federali, maturità professionale e percorsi tecnici specializzati saranno richiesti per numerose professioni in ambito industriale, sanitario e tecnologico. Un trend trasversale a tutti i settori sarà infine la crescente importanza della combinazione tra titolo di studio e competenze certificate. Le aziende non si limiteranno a valutare il livello e il percorso accademico, ma guarderanno con attenzione alle competenze effettivamente dimostrabili, ai progetti realizzati, alle certificazioni professionali e alle soft skills, come la capacità di lavorare in team, gestire progetti complessi, comunicare in contesti internazionali, esperienze sportive di alto livello e di volontariato. Nei prossimi anni la Svizzera ed il Ticino continuerà a valorizzare fortemente i titoli di studio, ma in modo sempre più selettivo. Non conterà solo “avere una laurea”, bensì avere la formazione giusta integrata da competenze pratiche e aggiornamento continuo. Per studenti e giovani professionisti, la scelta del percorso formativo continuo sarà quindi una decisione strategica, da costruire fin dall’inizio con uno sguardo attento all’evoluzione del mercato del lavoro.
Riccardo Braglia, imprenditore


