Il miraggio della crescita europea

Dopo i fallimenti ripetuti nel rilancio della crescita economica europea negli scorsi decenni, il caldo eccessivo di agosto ha indotto un gruppo di politici, accademici e imprenditori a costituire il Rhine Group, una nuova piattaforma per discutere le riforme necessarie per colmare il divario dell’Europa con gli Stati Uniti. L’Unione Europea, pur continuando a perdere peso nell’economia globale, resta un mercato molto importante, con notevoli risorse umane e tecnologiche. Il suo potenziale però non riesce a trasformarsi in crescita economica, oggi dipendente da industrie nelle quali l’Europa non è in grado di competere con Stati Uniti e Cina. Ancora più preoccupante, spesso le nuove aziende europee in queste industrie trovano necessario trasferirsi negli Stati Uniti per prosperare. Il problema principale è che la crescita economica europea è bloccata da molti vincoli regolamentari, fiscali e politici.
C’è del vero nel detto che gli Stati Uniti inventano, la Cina imita e l’Europa regolamenta. Gli Stati Uniti hanno costruito la propria posizione offrendo libertà e risorse a immigranti da tutto il mondo, anche se oggi si discostano da questa politica. La Cina utilizza le sue sterminate risorse umane per assimilare e perfezionare le innovazioni. L’Europa é ritardata dalle mediazioni necessarie tra gli interessi divergenti dei suoi stati membri, complicati dai ventimila lobbisti che assediano Bruxelles. Spesso queste mediazioni sfociano in regole astruse, che creano nuovi blocchi.
I vincoli fiscali derivano dall’elevata spesa pubblica europea, dovuta al costo dei generosi programmi sociali europei e dalle velleitarie politiche industriali perseguite dagli stati membri, inefficienti perché sempre in ritardo nell’allocazione dei capitali rispetto alle aziende private.
Queste spese pubbliche sono sempre più difficili da finanziare in assenza di una robusta crescita economica.
L’indisponibilità degli Stati a rinunciare alle proprie prerogative ostacola le iniziative comuni, condannandole spesso al fallimento, oppure a mediazioni estenuanti che ritardano le decisioni e aumentano i costi.
Il risultato complessivo dei vincoli elencati è la creazione di una burocrazia europea mastodontica, che dissipa risorse e ostacola la crescita. Purtroppo il Rhine Group non sembra introdurre elementi positivi in questo quadro desolante, anzi rischia di aggravarlo con la sua proposta di massici investimenti tecnologici. Smantellare le istituzioni inefficienti e lasciare operare liberamente il mercato non sembra essere nella sua agenda. Tali scelte sarebbero condivise difficilmente dagli elettori europei e minerebbero il consenso che governa oggi l’Unione Europea.


