Il passato del presente

Un sedicente sceriffo di nome McCarthy (!) e i suoi aiutanti, tutti armati fino ai denti, irrompono nella più imponente dimora del tipico villaggio da Far West, dove si sta celebrando il matrimonio tra la figlia del ricco proprietario e un giovane stimato da tutti, comparso in paese appena due anni prima. I presunti tutori della legge accusano lo sposo di furto e assassinio e pretendono di riportarlo subito in California affinché giustizia sia fatta. Tutti gli astanti però insorgono, increduli, e impediscono l’arresto di quello che ai loro occhi è un bravo ragazzo venuto da lontano. La folgorante sequenza iniziale di Silver Lode, il western diretto nel 1954 da Allan Dwan, si può considerare come uno dei momenti più significativi della retrospettiva di Locarno79. Per chi ha seguito con costanza Red & Black, questa scena non può infatti non ricordare uno dei tanti violenti interventi dell’ICE, la polizia federale anti immigrazione mobilitata nei mesi scorsi da Donald Trump in diverse città americane amministrate dai Democratici. In entrambi i casi, a essere messo a priori sotto accusa è lo «straniero» e il film di Dwan ci mostra metaforicamente un’America spaccata in due come quella di oggi. Divisa tra chi crede solo nei «pezzi di carta» delle leggi e chi invece preferisce guardare negli occhi le persone prima di giudicarle. Se nell’epoca del maccartismo - negli USA, così come altrove - la spaccatura si articolava attorno alla dottrina dell’anticomunismo, oggi sono il razzismo e la xenofobia a dividere l’opinione pubblica. I tempi sono cambiati ma la paura del diverso riemerge, con la stessa irrazionalità, non appena le cose vanno peggio del solito.
Il Locarno Film Festival ha sempre considerato le retrospettive come un irrinunciabile fiore all’occhiello, approfondendo nel corso dei decenni le opere di registi tra i più significativi della storia del cinema, facendo il punto sulla produzione di compagnie e studios innovativi o puntando i propri riflettori su periodi cruciali di diverse cinematografie nazionali. Red & Black ha tuttavia compiuto un passo in più rispetto a tutte queste pur ottime rassegne. Nel momento più opportuno, ha gettato un ponte tra un passato e un presente apparentemente lontani ma che si sono invece rivelati vicinissimi. Una sensazione di urgenza e di attenzione che ha sedotto un gran numero di spettatori e che a Locarno non si respirava da tempo. L’esempio più simile che ricordiamo è Print The Legend: la retrospettiva su cinema e giornalismo immaginata per Locarno 2004 dall’allora direttrice artistica Irene Bignardi e curata da Giorgio Gosetti e Jean-Michel Frodon, proprio nel momento in cui il potere della carta stampata iniziava a essere fortemente messo in pericolo dall’emergere dell’informazione via internet. Una «formula magica» non certo facile da mettere a punto, poiché deve poter abbinare un fenomeno sociale di grande attualità e una vasta scelta di film di qualità, magari anche poco o per nulla conosciuti. Un’alchimia che, quando funziona alla perfezione com’è stato il caso quest’anno, non può lasciare indifferente il pubblico. Il nostro mondo, purtroppo, è caratterizzato da non pochi gravi problemi, primi fra tutti quelli legati all’ecologia. Un tema che il cinema non ha mai ignorato, dalle origini ai giorni nostri. Un tema fatto su misura per la retrospettiva di Locarno80?


