Il potere

Il potere accompagna nei millenni la Storia del mondo. È l’espressione di una cultura e viene sostenuto dalla forza. Non è di per sé buono o cattivo e lo può divenire a seconda di come viene gestito, ma è sempre presente. Max Weber distingue tra potere dittatoriale, autocratico, democratico e carismatico, quando si basa sul carisma del capo.
Un potere stabile ed equilibrato può assicurare tempi più tranquilli e gli storici citano il periodo degli Antonini imperatori romani. Nel 1945, terminata la guerra mondiale, si sono trovati a confronto due poteri egemoni, quello USA accompagnato da nazioni con radici democratiche ed economia di mercato e quello comunista dominato dall’Unione Sovietica. Abbiamo avuto la guerra fredda con momenti di tensione ma si è evitato il confronto diretto con le armi. Nel 1989 cade il muro di Berlino e successivamente l’URSS, conseguentemente alle sue inefficienze, implode e i Paesi dell’Est europeo possono liberarsi dal dominio comunista.
Nell’immediato dopoguerra gli USA abilmente trasformano Germania e Giappone, le due potenze sconfitte, in alleati democratici e iniziano la costruzione di strutture, con competenze e poteri burocratici di respiro mondiale, a sostegno della propria egemonia.
L’ONU, con il Consiglio di Sicurezza, è intesa a sostituire lo scontro armato con il dibattito, la negoziazione. Una ragnatela di strutture burocratiche internazionali dalla Banca Mondiale, al Fondo Monetario Internazionale, al WTO per i commerci e molte altre, finanziate prevalentemente dagli USA, sono i tasselli della Pax e Lex americana. Patti, regole, leggi e tribunali internazionali debbono sovraintendere i rapporti tra Stati.
Nel 1990 viene dichiarato il fallimento del sistema comunista. Con Francis Fukuyama ci illudiamo che il mondo liberale si sia affermato mondialmente, ignorando le pesanti diversità delle culture (Samuel P. Huntington) e la lezione di Hans J. Morgenthau: «Fra le nazioni non vi è amicizia, solo temporanea coincidenza di interessi».
La costruzione così pensata, che avrebbe dovuto contribuire all’egemonia democratica degli USA, nel tempo si corrode e si sfalda. L’ONU diventa una fabbrica di parole con una maggioranza autocratica nei 193 Stati membri e con un segretario privo di autorità ed influenza. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la presenza di Cina, Russia e USA è paralizzato e non ho capito perché i diplomatici di una Svizzera neutrale abbiano tanto insistito per parteciparvi.
Il WTO (OMC-Organizzazione Mondiale del Commercio) oggi praticamente inesistente ed ignorato, specie dopo l’errore dell’ammissione della Cina.
Il bulimico sviluppo che accompagna spesso le strutture burocratiche ha creato una quantità di organizzazioni costose e dalla dubbia efficienza, specie quando partigiane di una qualche ideologia. Il diritto internazionale sviluppatosi con l’intento di regolare i rapporti evitando la forza viene applicato (o no), a seconda degli Stati e degli interessi, ma praticamente ignorato da molte autocrazie quando non conviene.
Lungo discorso, ma fermiamoci qui per dire che la struttura iniziata dagli USA è oggi sostanzialmente fallita in un mondo che è cambiato e che contesta l’egemonia americana, vedi BRICS e Global South con alla testa Cina, Russia, Iran, Brasile.
Si capisce la motivazione degli USA, oltretutto presieduti da un uomo d’affari senza riguardi e che non viene dalla politica, di ristrutturare (anche prepotentemente) la propria egemonia. I propri interessi diventano la motivazione delle scelte. La forza si sostituisce al diritto internazionale.
Gli USA non sono più disposti a lasciarsi condizionare dalla rete burocratica da loro creata e finanziata. In gennaio hanno disdetto i rapporti con 66 organizzazioni internazionali e francamente i dubbi sulla necessità e opportunità di alcune di queste, sul fatto che siano tutte gestite con oculatezza, che alcune siano prevalentemente impegnate a diffondere convinzioni ideologiche può esistere.
Gli USA si concentrano, anche per ragioni di impegno finanziario, al continente americano, Nord e Sud, loro riserva di caccia. Sono ancora i più forti in molti punti nel resto del mondo e specie sui mari si impongono.
Al diritto internazionale, ai rapporti diplomatici con estenuanti trattative si sostituisce, nelle negoziazioni, la forza. In un tale quadro è chiaro che l’Europa, oltretutto in pesante declino, non rientra più nella sfera degli interessi primari degli USA. L’Ucraina è un confine d’Europa, non di particolare interesse per gli americani, i quali mirano alla Groenlandia per via dell’importanza assunta dalla navigazione nell’Artico e interessano gli affari con la Russia, pure bloccandone le petroliere in mare aperto. Nelle azioni vi è una sola logica: l’interesse USA, e la forza che può venire contrapposta.
Dinanzi a questo quadro che con il passare dei mesi si è sempre più chiarito, appare evidente che il «Mondo» è cambiato, i canoni del passato non sono più validi.
Le onde del mare sono pericolose, i venti soffiano con forza estrema, la navigazione è diventata difficile. È inutile però prendersela con la meteo, non cambia niente. Utile per contro avere a bordo capitani esperti ed abili per la navigazione.
Interrogativo preoccupante per europei e svizzeri.


