Il prematuro funerale mediatico a Silvio Berlusconi

In questi giorni abbiamo, chi più chi meno, una quantità di impegni: prima della breve pausa pasquale ci sono progetti da chiudere o da avviare, riunioni da seguire, appuntamenti inderogabili e l’organizzazione dei pranzi in famiglia e delle visite ai propri cari. C’è anche chi, avendo molto tempo libero, ritiene opportuno bloccare la corsia verso sud dell’A2 a Göschenen, com’è accaduto ieri, per ragioni climatiche un po’ astratte, che meriterebbero un approfondimento più pacato, ricordando che azioni simili non possono essere giustificate in alcun modo. Di questo passo, qualcuno perderà davvero le staffe, soprattutto – come ieri – dopo essere rimasto già in coda per ore e ore al portale del San Gottardo per il «tradizionale» esodo pasquale.
Ma con la coda (dell’occhio, ça va sans dire) un po’ tutti guardiamo a un’altra notizia. Quando, durante una pausa di lavoro o dagli impegni domestici, consultiamo i siti di informazione sul nostro smartphone, un minuto di lettura lo dedichiamo inevitabilmente alla salute del quattro volte presidente del consiglio italiano, famoso in tutto il mondo e celeberrimo, possiamo dirlo, in ambiente italofono. Sembra infatti che l’ultimo ricovero di Silvio Berlusconi in un ospedale di Milano sia un po’ più in salita dei precedenti. Le patologie, ci informano le agenzie di stampa, sono una leucemia cronica e, negli ultimi giorni, una polmonite provocata dal grave indebolimento generale e subito curata con degli antibiotici. Berlusconi è comunque vigile, risponde non solo alle cure, ma anche al telefono, tanto che ieri l’altro è perfino intervenuto con una telefonata durante i lavori del Consiglio dei ministri a Roma. Sui giornali italiani, però, si pubblicano decine e decine di pagine ogni mattina con analisi mediche, bollettini, interviste, e purtroppo in alcuni casi anche premature analisi sull’eredità politica e addirittura giudiziaria del Cavaliere. Una vera incontinenza che ci auguravamo di non vedere. Sembra che i media non sappiano nemmeno più aspettare, che giochino con un anticipo continuo che da una parte fomenta la curiosità (fino a farla diventare morbosa) ma dall’altra distorce il tempo dei fatti (o della guarigione, come ci auguriamo in questo caso come per tutti gli altri, quando si tratta di persone ricoverate in ospedale perché non godono di buona salute). I social network, o meglio gli haters, gli «odiatori» per carattere o per professione, ovviamente sono scatenati. Alleati di Governo e addirittura deputati dell’opposizione sono dovuti intervenire con comunicati ufficiali e reprimende per placare la marea montante di post, tweet e video dove non pochi frustrati (perché tali sono) auguravano una morte veloce a Berlusconi. Il quale, da professionista della comunicazione quale è da sempre, avrà fatto un sorriso di fronte a tanta (dis)umana meschinità. Oltre la persona di Berlusconi, però, bisogna ammettere che c’è il personaggio. Negli stessi giorni del penultimo ricovero (dal 27 al 30 marzo) del leader politico, anche un’altra degenza ha attirato l’attenzione del mondo dell’informazione e dei lettori: quella di Papa Francesco. I due hanno la stessa età, condividono le patologie e le sofferenze della vecchiaia e una fama che arriva veramente a molte latitudini, in quantità e modi evidentemente diversi. È tuttavia un’ironia non da poco – nonché un segno dei nostri tempi – che i media dedichino al Cavaliere dieci o venti volte l’attenzione che hanno riservato al Pontefice. È un segno dei tempi, ma anche la conferma che, nel bene e nel male, Berlusconi fa parlare e scrivere come nessuno nel recente passato e ancora nel presente della Storia italiana.


