Il ruolo tedesco

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è intervenuto al World Economic Forum di Davos con un discorso equilibrato e deciso al tempo stesso. Un intervento di rilievo, sia per i contenuti sia per il peso politico di un primo ministro di un Paese come la Germania. Merz ha criticato la logica da grande potenza, ha difeso l’Europa contro gli attacchi di Trump, ha ripetuto l’opposizione al protezionismo. Sulla Groenlandia messa nel mirino dal presidente USA è stato chiaro, respingendo la posizione americana e ribadendo l’appoggio alla Danimarca. Eppure, nel mare del Forum è stato accolto in modo meno importante rispetto ad altri interventi che, senza offesa per nessuno, non avevano lo stesso rilievo. È vero che Merz non ha il piglio del presidente francese Macron, quest’anno giustamente molto seguito a Davos, viste anche le sue nette affermazioni anti Trump, prima che il presidente USA occupasse con ampia delegazione e con passo militare la scena del Forum. Tuttavia Merz, al di là del suo stile compassato (ma è poi davvero un male, oggi?), è una figura da tenere presente in modo non secondario. Non è questione di essere d’accordo o meno con lui, è questione di riconoscere ciò che rappresenta.
A contribuire a far passare in seconda fila Merz a Davos sarà stato anche il cambio di orario del suo intervento, in un Forum quanto mai affollato e anche soggetto alle iniziative estemporanee di Trump. Ma non è solo questo, c’è dell’altro, più profondo. È da tempo che la Germania viene considerata meno e ciò inevitabilmente si riflette anche nella geografia del Forum. Per molti anni Angela Merkel ha avuto un posto speciale nell’incontro mondiale di Davos, per i suoi meriti personali e naturalmente anche per l’importanza della Germania, soprattutto economica. La Germania, che a lungo ha trainato fortemente l’Europa, ha avuto poi alcune frenate sul piano economico e un mutamento degli equilibri politici interni. Abbiamo così visto il cancelliere Olaf Scholz ricevuto a Davos, ma certo non seguito come Merkel. E a Merz quest’anno è toccata più o meno la stessa sorte di Scholz.
Occorre però ricordare, purtroppo si è costretti a farlo, che la Germania nonostante le sue battute d’arresto come Prodotto interno lordo rimane la maggior economia in Europa, la terza nel mondo alle spalle di Stati Uniti e Cina. Il suo ruolo politico non è proporzionato alla sua forza economica e ciò è la conseguenza della tragedia della seconda guerra mondiale causata dal nazismo. Il contenimento del suo ruolo politico è stato d’altronde più che accettato dai tedeschi, coscienti del peso del passato, nella Germania riconquistata alla democrazia. Ora la Germania riunificata partecipa al riarmo europeo, ma non è venuto da Berlino lo slancio in direzione delle armi, quanto dall’oggettivo mutamento del quadro geopolitico, comprendendo anche in ciò l’invasione russa dell’Ucraina. Quale può e deve essere quindi il ruolo della Germania di oggi, dopo tanti decenni di democrazia? Un ruolo sempre importante sul piano economico, certo, ma anche un ruolo non sminuito sul piano politico. Il contributo della Germania è importante. Speriamo che se ne ricordino in molti, a Davos e anche altrove.


