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Il commento

Il trionfo del Gottéron è molto più di una bella favola

Dai giovani pionieri degli anni Trenta al finale hollywoodiano di Julien Sprunger: per conquistare il suo primo titolo, il Friburgo ha dovuto evolversi sotto ogni aspetto, diventando un club ricco e ambizioso
Fernando Lavezzo
01.05.2026 18:15

Erano in sei, avevano tra i 13 e i 16 anni ed erano tutti della Basse Ville friburghese. Albert, Alphonse, Eugène, Jean, Joseph e Walter. Riuniti nella cucina di quest’ultimo, nella casa della famiglia Schieferdecker, decisero di fondare una squadra di hockey, sport che amavano praticare sugli stagni ghiacciati di un allevamento ittico, nella Vallée du Gottéron. Era il 1. dicembre del 1937. Un anno dopo, nacque formalmente l’HC Gottéron, poi rinominato Fribourg-Gottéron. Un club di grande tradizione, diventato il simbolo sportivo di un intero cantone. Promossa in LNA nel 1980, la squadra non è mai più retrocessa. È l’unica, con Lugano e Ambrì, ad essere sempre rimasta nella massima serie dall’introduzione dei playoff, nel 1985-86. Tre finali negli anni ’90, con le magie di Bykov e Khomutov, poi una nel 2013. Tutte perse. Una maledizione spezzatasi giovedì sera a Davos, dove i Dragoni hanno conquistato il loro primo titolo in uno degli epiloghi più incerti di sempre: sette partite, quattro overtime, cinque vittorie per la squadra in trasferta.

Dai pionieri degli anni Trenta, con le loro attrezzature improvvisate, ai campioni di oggi. Reto, Christophe, Yannick, Nathan, Maximilian. Ma soprattutto Julien. Julien Sprunger. Il capitano stava per ritirarsi un anno fa. Il nuovo allenatore, il sergente di ferro svedese Roger Rönnberg, lo ha convinto a continuare per un’altra stagione. Un ultimo tentativo per provare a sollevare quel trofeo. A 40 anni, lo scorer con oltre mille battaglie sulle spalle, tutte combattute con la stessa maglia, può ritirarsi da campione svizzero. L’altro volto del trionfo è quello del portiere Reto Berra, al suo primo successo da titolare dopo il titolo vinto nel 2009 a Davos, da riserva di Genoni. A 39 anni, continuerà a giocare nel più modesto Kloten. Anche per lui, era l’ultima chance.

È stato un finale romantico e hollywoodiano. Il trionfo del Gottéron, però, non è solo una bella favola. Non è un miracolo sportivo. È il frutto di una lunga pianificazione, di un importante sviluppo finanziario, di un’organizzazione sempre più professionale, abilmente gestita da un CEO ticinese, John Gobbi, già titolato sul ghiaccio con gli ZSC Lions, nel 2012, e ora campione alla scrivania. La BCF Arena, costruita sullo scheletro della vecchia St. Léonard, è stata inaugurata nell’autunno del 2020. Superata la pandemia, si è rivelata un’inesauribile fonte di guadagno, con oltre 9.300 posti perennemente «sold out». Il club si è evoluto sotto ogni aspetto, diventando più ricco e ambizioso. Mancavano solo gli uomini giusti al posto giusto. Coach Rönnberg, ad esempio. Spigoloso, ma preparatissimo. Dopo aver creato una dinastia con il Frölunda, ha fatto centro anche a Friburgo, al primo tentativo. Tra gli architetti del successo c’è anche il direttore sportivo, Gerd Zenhäusern, che ha portato avanti con coerenza il progetto avviato da Christian Dubé, in un mix perfetto di giovani e veterani, con trascinatori svizzeri e stranieri tanto forti quanto funzionali.

In finale, il Friburgo ha sovvertito il pronostico. Il Davos aveva dominato la regular season, con 17 punti in più dello stesso Gottéron. Nei quarti di finale, i burgundi erano addirittura arrivati a un passo dall’eliminazione per mano del Rapperswil. Il salvataggio in extremis ha forgiato il carattere del gruppo e cementato uno spogliatoio apparentemente in subbuglio. In semifinale, il Ginevra è stato spazzato via in cinque partite. All’ultimo atto, il Friburgo ci è arrivato in forma e in fiducia, trovando nei giovani e nei gregari le risorse per sostituire due infortunati di lusso quali i nazionali Sandro Schmid e Andrea Glauser.

La vittoria del Friburgo è una buona notizia per l’hockey svizzero. Dal 2015, anno dell’ultimo titolo del Davos, sono state ben sei le squadre capaci di imporsi. Ginevra (2023) e Gottéron lo hanno fatto per la prima volta, riportando in alto la Romandia. Senza dimenticare il ricambio delle finaliste sconfitte, come Bienne (2023) e Losanna (2024 e 2025). In attesa che anche il Ticino torni a competere per un posto in paradiso, non resta che godersi questa varietà al vertice. A settembre si riparte. Ma adesso c’è un Mondiale casalingo da vivere. Anche a Friburgo, sede del Gruppo B, dove il sogno dell’hockey nacque in una cucina, grazie alla passione di sei ragazzini.

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