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Il commento

Il WEF e la geopolitica

Quest'anno si aggiunge la presenza diretta del presidente USA Trump, affiancato da una nutrita delegazione americana
Lino Terlizzi
19.01.2026 06:00

Forse sarebbe meglio indicarlo ormai come Forum geopolitico mondiale, considerando la presenza massiccia della geopolitica al suo interno. Ma una quota non piccola dei suoi lavori va ancora all’economia e dunque il World Economic Forum continua a chiamarsi così, anche se il suo perimetro si è molto allargato nel corso del tempo. I temi della geopolitica, e in molti casi anche della politica tout court, all’incontro annuale di gennaio a Davos, che quest’anno si svolge dal 19 al 23, hanno acquisito uno spazio molto ampio. Il Forum, che è giunto alla 56. edizione, già alle origini si proponeva come una sorta di ponte internazionale tra i leader dell’economia e della politica. Ma negli anni la parte del ponte dedicata alla politica-geopolitica si è decisamente allargata.

Quest’anno poi un altro elemento si aggiunge, la presenza diretta del presidente USA Trump, affiancato da una nutrita delegazione americana. L’anno scorso Trump, all’epoca appena reinsediato alla Casa Bianca, era intervenuto solo in videocollegamento e già in quel modo aveva molto influenzato l’andamento del Forum. Questa volta ci sarà un suo intervento di persona e l’effetto sarà certamente ancora maggiore. Ciò è un bene o un male per il Forum mondiale in terra svizzera? Tutto resta da vedere.

Se la presenza del presidente USA porterà alla semplice ripetizione di tutti i cardini della sua linea molto aggressiva, sia in politica sia in economia, ebbene servirà a poco e potrebbe anche essere un male, un fattore in aperta contraddizione con quello “spirito del dialogo” che sta nel titolo di questa edizione del Forum. Se invece la presenza di Trump porterà anche a qualche forma di confronto reale, magari pure con colloqui a lato del Forum che forniscano qualche schiarita, soprattutto su geopolitica e conflitti bellici, allora avrà qualche utilità e potrebbe essere un bene, non solo per il Forum ovviamente. Con Trump, però prepariamoci anche alla possibilità di scontri acuti. Se ci saranno invece spiragli reali, ci lasceremo stupire positivamente.

Ma, tornando alla geopolitica più in generale, è forse inevitabile che anche dentro il WEF le dosi di questa siano ormai ingenti. Geopolitica ed economia si sono sempre influenzate e continueranno a farlo. Sarebbe auspicabile che ci fosse un equilibrio ragionevole tra le due sfere, che hanno e avranno comunque collegamenti. Tuttavia spesso un equilibrio valido non viene raggiunto e dunque si assiste così molte volte al prevalere dell’una o dell’altra sfera, a seconda delle fasi. Contrariamente a quanto affermato da molte analisi e da più parti, negli ultimi decenni lo sviluppo della globalizzazione economica non ha portato a un dominio assoluto da parte dell’economia. Quest’ultima ha assunto per alcuni aspetti un peso maggiore, sì, ma la geopolitica ha riaffermato, in particolare in questo ultimo quinquennio, la sua prevalenza. Tanto è vero che oggi la riduzione del grado di globalizzazione è voluta e praticata, anche attraverso dazi e altre misure protezionistiche, appunto da chi come Trump intende porre ogni cambiamento economico dentro un quadro più vasto di ampliamento della leadership politica, sia negli Stati Uniti sia a livello internazionale. La politica, e la geopolitica, sono attualmente al primo posto.

Quando le tensioni geopolitiche crescono, e in questa fase sono cresciute molto, la sfera della geopolitica tende ad allargarsi per motivi non buoni. La geopolitica si è allargata in altre fasi anche sull’onda della fine di conflitti e della creazione di accordi, dunque per motivi buoni. Ma purtroppo non è così in questa fase, ora la geopolitica vive in gran parte di scontri politici e di tentativi appunto di ampliamento di leadership, soprattutto da parte dei tre poli politico-militari USA, Cina, Russia, con l’Europa e altre aree del mondo costrette platealmente a difendersi. Il Forum di Davos può e deve cercare di tenere in piedi quel gran ponte di confronto mondiale su cui poggia. Ma non può non riflettere anch’esso le grandi tensioni esistenti.

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