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Il divano orientale

Insegnare le religioni

Forse un’ora dedicata alle religioni, a tutte le religioni, ci salverebbe da molti disastri politici
Marco Alloni
Marco Alloni
01.10.2025 06:00

Sogno una scuola dove si insegnino tutte le religioni: quelle vive e quelle morte. Non sarebbe nemmeno necessario approfondirne i distinguo, gli scismi e le propagazioni che le hanno interessate: l’Islam sunnita e sciita, per esempio, il Cristianesimo cattolico e protestante. Basterebbe indicarne i tratti caratteristici, a partire dalle cosiddette religioni «pagane» per arrivare ai monoteismi e alle grandi confessioni orientali: induismo, buddhismo, scintoismo ecc. Sarebbe una scuola illuminista nel senso etimologico del termine, una vera e propria «scuola di relativismo». E presumo che sacrificare qualche ora di chimica, matematica o fisica a questo genere di insegnamento non sarebbe nemmeno improponibile. Perderemmo un po’ di rigore scientifico, ma guadagneremmo quello che nella scienza è un sacro fondamento: il senso della relatività, del confronto, della ricerca. In una parola: il senso critico e la curiosità, presupposti di qualsiasi spirito dialettico e capacità di relazionarsi con gli altri. Certo, forse indeboliremmo la nostra propensione a professare una Verità, non riusciremmo più a pretenderci nel «vero», dovremmo mettere in conto il principio del relativismo e ammettere che altrove il «vero» è diverso dal nostro. Ma scopriremmo almeno che quello che abbiamo disinvoltamente chiamato l’«unico» Dio - il nostro, sia esso cristiano, islamico o veterotestamentario - non regna affatto sovrano su tutto il pianeta, bensì si contende parte del Cielo con moltitudini di dèi completamente diversi. Avremmo allora coscienza che la «Verità» non è affatto un assunto metafisico, dato una volta per tutte per chiunque e a ogni latitudine, ma una semplice pretesa personale e settaria: sapremmo che il «nostro» Dio è certamente il nostro prediletto, ma non necessariamente il migliore o l’unico. Cosa cambierebbe, allora, nello spirito di uno studente, nel suo rapporto con il mondo? Lo potremmo sintetizzare in una parola: cambierebbe il suo spirito. Da «spirito provinciale» diverrebbe uno «spirito universale», da «spirito suprematista» uno «spirito tollerante». Perderemmo stuoli di fanatici e fanatismi e guadagneremmo stuoli di ecumenici e animi dialogici. Perderemmo parte dell’assolutezza del nostro Dio, ma guadagneremmo parte di tutti gli altri. Sarebbe una sciagura o una forma responsabile di «globalismo»? Se non altro una scuola siffatta non formerebbe legioni di intransigenti ma animi pronti al confronto. E se oggi la globalizzazione paga di un limite è proprio questo: si sono globalizzati i commerci, le guerre, il mercato, gli hamburger ma non ancora l’idea che il mondo non finisca dentro lo steccato del nostro giardino. Forse un’ora dedicata alle religioni, a tutte le religioni, ci salverebbe anche da molti disastri politici. Ma andrebbe estesa a tutto il pianeta, altrimenti saremmo punto e a capo.