La casa rossa della radio

«Com’era verde la mia valle», dice il titolo di un bel romanzo inglese oggi chissà perché dimenticato. Lo evoco soltanto perché io dico «Com’era bella la mia radio». Infatti fra un mese la radio RSI lascerà definitivamente Besso ed emigrerà a Comano per un inevitabile processo di ottimizzazione e di mutazione funzionale, tecnologica e finanziaria. Ma bando alle malinconie: questo mio articolo è soltanto una specie di sinfonietta in tre tempi. Primo tempo, il luogo. La radio di Besso fu realizzata nel 1962 da tre grandi architetti: Alberto Camenzind, Augusto Jäggli e Rino Tami. È a mio parere la più bella costruzione pubblica del secondo Novecento (tralascio tutto il privato) assieme all’altro gioiello pubblico, il ginnasio di Bellinzona (ora scuola media) di Alberto Camenzind: due complessi coevi e simili, in mattone rosso di cotto, due dinamismi aggraziati, eleganti, con armonioso intreccio fra il costruito e il verde. Il secondo movimento di questa mia sonatina riguarda la memoria della radio tra fine anni Sessanta e fine anni 70. La vissi dall’interno, sin da quando a vent’anni e pieno di speranze, timore e curiosità vi approdai come giovane redattore e quello fu il mio primo amore di mestiere e vocazione (più avanti completai i miei studi e passai in televisione, ma quella è un’altra storia). La radio di Besso era allora un crocevia concentrato di vitalità, l’ombelico culturale e civile del Paese. La TV nostra era ancora ai primi passi e veniva prodotta con spirito pionieristico nella vecchia rimessa dei tram di Paradiso. La radio era vitale, diffusissima e monopolistica. Giovane redattore nei programmi informativi, in quel palazzo rosso ogni giorno mi mescolavo con un mondo stupefacente che mi affascinava. Nelle pause caffè o nei pranzi nel bel ristorante interno ed esterno fra erba acqua e ninfee, quanta cordialità, quanti incontri e rapporti, amicizie! C’erano, oltre i giornalisti, i musicisti della Radiorchestra, c’era l’Orchestra Radiosa di musica leggera, parlavamo con i violinisti e i sassofonisti e i jazzisti alla grande Gatsby e anche con gli attori e le attrici della Compagnia di prosa (sì, c’era anche quella) e io vedevo finalmente incarnate in volti le voci che da ragazzo ascoltavamo in famiglia nella “commedia” della domenica sera su Radio Monteceneri, così come le voci della Compagnia dialettale della “domenica popolare”. Negli obliqui corridoi chiari e nei sontuosi studi di legno e vetro di Besso ferveva una concentrazione produttiva che aveva qualcosa di comunitario in una compatta unità di luogo. La digitalizzazione era di là da venire, battevamo forte sui tasti delle macchine per scrivere, quasi tutti con sigaretta alla bocca (così erano i tempi). Si registrava e si montava tutto su nastro, la musica si produceva in diretta oppure facendo girare i dischi, non si usavano ancora le interviste telefoniche e si usciva con i pesanti magnetofoni e quanto tagliare e incollare nastri in tutta fretta, correndo sulle scale per arrivare in tempo con i servizi talvolta cinque secondi prima dell’avvio del Radiogiornale! C’era come un artigianato tecnico, una laboriosità manuale della produzione. Terzo movimento di questa sonata per giornale: quella stagione non poteva durare. I tempi si sono messi a galoppare, la televisone ha costruito la sua cittadella di Comano e i teleschermi hanno invaso le case e la società, i programmi radiofonici e televisivi oggi sono mille, fra pubblico e privato, nazionale e internazionale, la realtà produttiva e della fruizione si è frantumata, in una vertiginosa rivoluzione tecnologica dentro una mobilissima contemporaneità mediatica. Eppure la radio continua anche oggi a mantenere il suo fascino, la “meraviglia” televisiva non ha sminuito l’appeal complementare della radio, della «nostra sorella cieca» (così la definiva Sergio Zavoli per dire la forza della potente immaginazione suscitata dalle voci e dai suoni). Lunga vita alla radio che trasmigra a Comano ma per fortuna la splendida sede di Besso sarà tutelata e rilanciata con un altro e alto contenuto culturale, la “Casa della musica”. Se la voce della radio (voce di un Paese intero) continuerà a erompere dagli studi di Comano, la bellezza della musica prodotta dal vivo continuerà ad echeggiare dal “vecchio” e contemporaneo palazzo del 1962. La “nuova “radio” risuonerà dalla collina di Comano, la musica di ogni tempo e di oggi dalla bella “casa rossa” di Besso.


