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Fogli al vento

La rocca sulla roccia

C’è in Ticino un frate cappuccino che da oltre settant’anni dipinge quadri e affreschi e crea vetrate
Michele Fazioli
Michele Fazioli
02.11.2026 06:00

C’è in Ticino un frate cappuccino che da oltre settant’anni dipinge quadri e affreschi e crea vetrate. Oggi, a 93 anni, continua a lavorare ed è uno dei nomi affermati nel mondo dell’arte della Svizzera italiana e anche oltre. Ne parlo qui perché trovavo molto strano che, fino a poco tempo fa, fra Roberto Pasotti, nato e cresciuto a Bellinzona, non avesse mai avuto una propria mostra nella sua città, che è anche la mia. Eppure in quasi tre quarti di secolo ha esposto molto e in molti luoghi. Ed ecco che in un giorno di questo autunno mite salgo al castello di Sasso Corbaro e vedo che nelle sale di quel maniero è aperta una bella mostra di opere proprio di fra Roberto: intensa, antologica, in qualche modo riassuntiva ma anche innovativa. Era ora. Durerà ancora per poco, meno di una settimana, ma mi piace cogliere questa singolare storia di arte e di vita, che misteriosamente si muove nel tempo e nello spazio. Infatti «fra Roberto tra le mura» attraversa la memoria di una vita creativa, fino a un presente attivo, e al tempo stesso sembra muoversi fisicamente dentro lo spazio della montagna bellinzonese. Fra Roberto sale al maniero alto di Bellinzona, e il suo viaggio assume la valenza di un lungo cammino esistenziale: lui torna a casa, risale una china, su su fino al punto più alto della città, alla rocca sulla roccia. È una salita dal forte timbro simbolico: fra Roberto sale, ascende e trascende. Ascende, perché sale e perché la sua ricerca pittorica, che dura da tantissimi anni, è una vera ascesi di espressività interiore affidata all’arte. E trascende, perché si vede bene che la sua arte dischiude dall’interiorità lo slancio, lo sguardo, la domanda, il desiderio, il dubbio, la letizia e la sofferenza verso l’alto e verso l’oltre, verso il «trascendente». Chi salirà in questi ultimi giorni al Castello troverà la sorpresa forte dell’ultima produzione di fra Roberto, proprio legata alla suggestione del luogo, con l’interpretazione pittorica del maniero, della sua severa massa pietrosa dentro la sua luce. Ne viene fuori una stupefacente forma di arte «informale originale», con una intensità di astrazione pittorica abitata dalla traccia dinamica del fortilizio un po’ misterioso, cupo: Sasso Corbaro vuol dire sasso dei corvi, neri corvi in volo sopra la nera rocca… Questo compimento della salita a Sasso Corbaro (che non è più solo castello, ma pezzo di fortezza, torre di guardia e anche rifugio) è rivelazione dell’ultima produzione dell’artista. Ma la mostra possiede tutta la ricchezza di una sintesi antologica dell’opera di una intera vita. Vi si ritrovano tutti gli accenti del sacro dei dipinti e delle vetrate pensati per spazi religiosi, con la loro forza espressiva e figurativa, intensa e frontale nel dialogo diretto con chi guarda, toccando tutti gli aspetti del sacro, dalla drammaticità della Passione fino alla luminosità dei Misteri gloriosi. Spiccano anche alcuni esempi delle celebri vetrate con le quali fra Roberto, già molti anni fa, si era felicemente addentrato nella sfida espressiva dell’astrattismo. Uno spazio singolare occupano poi i ben noti ritratti di cardinali, con cupi toni purpurei su sfondi scuri e fisionomie puntute e adunche: fra Roberto non fa sconti qui agli aspetti umani della vita della Chiesa, e dunque anche alla tentazione del potere. Ma sarebbe un errore quello di ridurre l’opera di fra Roberto al lavoro di un artista del sacro. Certo, il senso religioso trabocca dalle opere dell’artista di vocazione francescana: anzi, in questa nostra epoca in cui l’arte sacra (che giganteggiò per secoli) è molto rarefatta, lui ha contribuito a mantenerla viva e creativa dentro la nostra contemporaneità. Ma fra Roberto è artista pieno e completo anche oltre la dimensione del sacro. La sua espressività si apre a tutto, al tutto. La stessa astrazione di talune opere che sono pura ricerca di colori e luce sottintende un anelito complesso e aperto a molte dimensioni di cultura, spiritualità e libertà. E i dipinti di quel maniero sulla rupe testimoniano che un artista vero, come lo è fra Roberto, non è mai imbrigliabile in un genere. Per dirci questo, a 93 anni di età, lui è salito alla rocca più alta della città di Bellinzona, dove è nato quasi un secolo fa e da lassù la abbraccia tutta. E con essa la vita.