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Il commento

La «sindrome di Harry»

Brooklyn Beckham dice peste e corna di papà David e mamma Victoria e conclude tagliando ogni ponte con la famiglia: evidente l’effetto copycat, ovvero emulazione, lo stesso istinto che spinge a replicare certi misfatti della famiglia reale
Antonio Caprarica
29.01.2026 06:00

Giusto per darvi l’idea di quel che l’informazione sta diventando, o forse è già irrimediabilmente diventata. La settimana scorsa il mondo, soprattutto quello occidentale, viveva nell’angoscia degli ultimatum di Trump che minacciava di «prendersi la Groenlandia (Paese alleato, n.d.r.) con le buone o le cattive». La notizia era giustamente il titolo di apertura di News at Ten, il principale telegiornale della BBC, prima emittente pubblica televisiva del pianeta. E adesso eccovi il titolo subito dopo: Brooklyn Beckham dice peste e corna di papà David e mamma Victoria e conclude tagliando ogni ponte con la famiglia. Che un trentenne al plasmon ce l’abbia con i genitori che l’hanno chiamato Brooklyn si capisce, ma al resto del mondo che gliene…?

Purtroppo non stupitevi più di tanto. Per i non inglesi è difficile realizzare lo status dei Beckham ufficialmente catalogati come seconda famiglia reale sull’isola. Da tre decenni or mai il castello campagnolo dell’ex calciatore e della consorte ex Spice Girl (do you remember i Novanta…?) trasmutata in stilista, è stato ribattezzato dalla stampa popolare Beckingham House, la reggia in seconda. Adesso sappiamo che i reali veri e quelli simil-oro condividono anche la stessa vita famigliare a dir poco disfunzionale. Per i maniaci del gossip sarà confortante sapere che se mai saranno in crisi di astinenza per i pubblici piagnistei dell’autentico principe Harry sui «torti subiti» dai parenti potranno sempre contare sulle lamentazioni di analogo tenore della sua controfigura di reale in carta stagnola.

È evidente l’effetto copycat, ovvero emulazione, lo stesso istinto che spinge a replicare certi misfatti. Qui per fortuna niente crimini ma pessimi esempi che, a mio avviso, hanno ormai prodotto una vera e propria epidemia: la «sindrome del baby royal», detta anche di Harry o del bimbo incompreso. L’originale naturalmente è lui, il duca di Sussex felice (?) consorte di Meghan Markle. Anche la sposa del semi-ignoto Brooklyn è americana, molto meno famosa ma in compenso molto più ricca: tale Nicola Peltz, erede di miliardaria famiglia newyorkese. I due naturalmente sono andati a vivere in California, Malibu per la precisione, e dove altro sennò, per strusciarsi le spalle coi ricchi e famosi? Solo che la giovane coppia di fama ne aveva proprio poca. Tanti soldi ma nessun talento, giusto come i vicini di casa Sussex. Perché non fare come loro?

A Harry e Meghan sono bastati una finta autobiografia, un’intervista fasulla con Oprah Winfrey e un documentario televisivo bugiardo e irriverente per accumulare un centinaio di milioni di dollari. L’erede Beckham se li può scordare (tanto c’è il suocero…). Però descrivere papà e mamma come una coppia di vampiri impegnati a cavare sangue mediatico dalle rape dei figli ha immediatamente generato, nel nostro folle mondo di social, una lancinante attenzione su due figure di rilevanza pubblica pari a zero. Sempre in nome, si capisce, della presunta rivendicata privacy. Proprio come il Sussex originale, anche il giovane emulo Beckham protesta per rivendicare il diritto alla riservatezza mai rispettata dai genitori esibizionisti interessati.

Perciò il tenero virgulto racconta tutto, ma proprio tutto - una madre senza cuore e «inappropriata», un padre incurante - non solo all’intero parco-tabloid d’Inghilterra ma ai circa 20 milioni di followers sui suoi social. Tace solo la circostanza che per i suoi primi tre futili decenni di vita, sono stati proprio questi pessimi parenti a foraggiare generosamente i suoi ripetuti fallimenti in ogni tentativo professionale, da aspirante cuoco ad aspirante fotografo… Forse gli andrà meglio da influencer.

Ma rischia di essere carriera breve, come il dimostra il caso Sussex. La «grande fuga» che avrebbe dovuto minacciare il trono è già diventata una minuscola nota a pie’ di pagina nell’inarrestabile saga della monarchia inglese. Un nuovo regno albeggia, quello di William e Catherine, dal quale la coppia degli «esuli americani» è irrimediabilmente tagliata fuori. Il ballon d’essai lanciato da Meghan, su un eventuale ritorno se le garantiscono guardie del corpo, si è afflosciato nel generale disinteresse londinese. Harry prova a solleticare l’attenzione dei media con la sua crociata in tribunale contro i tabloid che lo spiavano abusivamente: santa battaglia se non evocasse sospetti di censura e avidità di risarcimenti milionari. Intanto, per attirarsi qualche simpatia (scarsa) il duca non ha trovato di meglio che piangere davanti al giudice ricordando «le sofferenze» inflitte a Londra alla povera moglie dalla caccia spietata dei paparazzi… Per fortuna c’era un jet privato pronto a riportarla subito al sicuro a New York.