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Il commento

La storia si ripete?

Il medievalista Le Goff nei suoi libri si occupa di emarginati che non risiedevano nei villaggi ma nei boschi – Fuorilegge, ma anche mendicanti, persone problematiche e non integrate
Tito Tettamanti
Tito Tettamanti
30.10.2026 06:00

Il grande medievalista Le Goff nei suoi libri si occupa di una singolare realtà di quei tempi, quella di emarginati che non risiedevano nei villaggi ma nei boschi, residenza e rifugio di chi non era accettato dalla società, aveva un’esistenza marginale. Fuorilegge, ma anche mendicanti, persone problematiche e non integrate.

Gli «abitanti dei boschi», gli emarginati, occasionalmente prendevano d’assalto il villaggio, devastandolo, violentando, mettendolo a ferro e fuoco, poi, passati pochi giorni di ubriacatura, con il bottino dei saccheggi, ripartivano e si ritiravano nuovamente scomparendo nei boschi.

Gli scritti di Le Goff mi sono tornati alla mente leggendo delle recenti sommosse e devastazioni di Parigi, di altre città francesi, di Milano.

Atti estremamente gravi di delinquenza, incendi appiccati, sfascio di vetrine, distruzione per il piacere di distruggere con una violenza cieca, saccheggi e furti nei negozi. Difficile individuare una precisa ragione di queste violenze, un preciso progetto politico o di società.

Siccome il tutto è stato ampiamente filmato colpisce il fatto di quella signora, in un grande magazzino preso d’assalto, che invoca la «cause». Probabilmente una cittadina con coscienza politica, che viene derisa, e forse malmenata, da coloro ai quali interessa il saccheggio, il diritto di rubare.

Impressionante come le masse nelle singole città - si tratta di masse complessivamente di centinaia di migliaia di persone - si siano radunate e organizzate. Come per gli emarginati dei boschi nel Medioevo non vi è una stabile organizzazione, sono difficili da catalogare e individuare fuori dalle manifestazioni, influenzati talvolta da «rapper». Difficile capire la struttura, la dirigenza, l’organizzazione.

Funziona il tam-tam, il richiamo del cellulare, l’adesione anche senza precisi fini e convinzioni, per fare disordine, protestare qualunque sia la protesta anche esiguamente giustificata. Alla base di tutto la contestazione della società attuale ritenuta responsabile dei disagi, il disprezzo e la contestazione delle regole necessarie alla convivenza. Presenti pesantemente i discendenti di immigrati, preoccupante il numero di francesi per passaporto che odiano la Francia. Ciò fa del tutto un fenomeno sociale, originato anche da errori della politica, non facile da affrontare.

La sproporzione, quando le proteste assumono queste dimensioni, tra la massa e la polizia sono tali da rendere difficile la protezione dell’ordine pubblico e della proprietà.

Inquietanti le motivazioni generiche, che uniscono la Palestina al problema della scuola e al carovita, all’assistenza sociale, alle condizioni di lavoro, il che fa pensare che il vero scopo che unisce è la protesta per la protesta, l’essere contro questa società. Preoccupante la partecipazione di adolescenti tra i 12 ed i 15 anni, vittime di un insegnamento scolastico che confonde l’eguaglianza dei diritti con il diritto all’ignoranza, che difende il diritto alla promozione per tutti, dimenticando che la vita penalizzerà la mancanza di cultura e di preparazione. Ragazzini ignoranti ai quali si insegna a rubare divertendosi, perché la proprietà è un furto. Quanti dei genitori andati a riprenderli in Questura hanno capito che la colpa è anche loro? Quanti insegnanti ideologizzati hanno riflesso sulla loro responsabilità?

D’altronde come non vedere l’influenza della totale carenza di cultura, la bovina imbecillità di coloro che per manifestare hanno incendiato distruggendolo quel gioiello artistico che è la casa municipale di Limoges.

Manifestazioni che trasformano le proteste, che la democrazia ha il dovere di proteggere, in libertà alla violenza, diritto al saccheggio, legittimazione al furto. La risposta di una società civile che vuole rimanere tale è: No, inammissibile, inaccettabile, pericoloso, deteriorante.

Purtroppo spesso, molto spesso, il «no» è accompagnato da un «ma». No, ma: giustificato con elucubrazioni intellettualoidi per voler passare per moderni, da coloro che vogliono dimostrarsi sensibili perché loro capiscono la società e le proteste, o anche solo per il quieto vivere.

Un «No, ma» equivale ad un sì, all’accettazione del ricorso alla violenza e alla delinquenza, a non considerare legittimo il diritto alla proprietà (coerentemente con alcune ideologie) o alla contestazione del merito.

Questa società della violenza non ci deve stupire, l’abbiamo creata noi a cavallo del secolo, abbiamo avuto importanti intellettuali, filosofi in testa, che la giustificano, è quella che abbiamo ritenuto dovesse succedere alla società borghese dell’altro secolo.

Il bosco che Le Goff definiva luogo di rifugio ma anche di esclusione, di vita per comunità marginali, non esiste più. Al suo posto abbiamo costruito case, strade e ferrovie, ma vi sono ancora masse che e a torto o ragione si considerano marginali. Vivono alla periferia o in quartieri spesso degradati di grandi agglomerati, vittime spesso di cattivi maestri. Al momento della ribellione hanno un notevole seguito da parte di una società che vive di protesta (talvolta giustificata) e con forze pubbliche che non sono in grado di impedire i saccheggi.

È la società di oggi, la nostra, e rendiamoci conto che di tanto in tanto vi è chi uscirà dai boschi, e l’unica utile raccomandazione ai negozianti, specie ai piccoli, quelli che soffrono di più e non sono l’Amazon, è di dotarsi di serrande e chiusure che impediscano ai delinquenti di rubare.