La Svizzera mobilita l'OSCE contro l'antisemitismo

Abbiamo proclamato «mai più». Anno dopo anno, le giornate dedicate alla memoria delle vittime dell’Olocausto commemorano un’atrocità che vorremmo sia relegata al passato. Eppure oggi, dall’Europa all’Australia, l’odio antiebraico riaffiora con una disinvoltura e una visibilità che si credevano appartenere a un’altra epoca. Un ulteriore sintomo, allarmante, delle fratture del mondo contemporaneo. Gli attentati terroristici perpetrati da Hamas in Israele il 7 ottobre 2023 e la guerra che ne è seguita a Gaza hanno ulteriormente accentuato questa pericolosa tendenza. Purtroppo, il nostro Paese non è risparmiato, come dimostra una nuova aggressione avvenuta a Zurigo all’inizio della settimana. Nel 2024, la Fondazione contro il razzismo e l’antisemitismo ha registrato 221 incidenti antisemiti, pari al 42,5% in più rispetto al 2023. Tra questi figurano una grave aggressione con coltello, un tentativo di incendio doloso nonché aggressioni fisiche e verbali esplicite. E lo scorso anno abbiamo assistito a una crescita della violenza anche nelle nostre piazze pubbliche.
Negli Stati di diritto non c’è posto per l’odio, né oggi né domani
L’intolleranza non minaccia solo chi ne è direttamente vittima: l’antisemitismo, come tutte le forme di discriminazione fondate sui pregiudizi, costituisce un attacco alle nostre libertà fondamentali e alla nostra sicurezza collettiva. L’odio e l’oppressione non hanno posto nei nostri Stati di diritto – e non ne hanno in Svizzera, Paese costruito sulle differenze, che si nutre della diversità e prospera grazie al compromesso. Questa convinzione mi accompagna quest’anno nel ruolo di presidente dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), che riunisce 57 Paesi membri e 11 Paesi partner. Il consenso è il principio guida di questa organizzazione: oggi rappresenta una sfida, viste le differenze tra i suoi membri, ma anche un’opportunità, perché obbliga al dialogo. Unico Paese ad assumere per la terza volta la presidenza dell’OSCE, la Svizzera pone tra le sue priorità la capacità d’azione di questa organizzazione e la difesa dei suoi principi fondamentali, in particolare la sicurezza cooperativa, il rispetto delle libertà fondamentali e delle minoranze nazionali, nonché la risoluzione pacifica delle controversie. Per far conoscere meglio l’OSCE, nel corso dell’anno organizziamo quattro conferenze tematiche in altrettanti Cantoni, prima di accogliere i miei omologhi a Lugano per la conferenza ministeriale di inizio dicembre. La prima conferenza si terrà a San Gallo il 9 e 10 febbraio prossimi, con il titolo «Combattere l’antisemitismo: affrontare le sfide dell’intolleranza e della discriminazione». Essa consentirà di riaffermare gli impegni sanciti nella Dichiarazione dell’OSCE sull’antisemitismo, adottata nel 2014 sotto la presidenza svizzera.
Comprendere per agire meglio
Nel corso di questa conferenza, responsabili politici, istituzioni internazionali, esperti e attori della società civile confronteranno le loro esperienze, per orientare l’azione pubblica sulla base di dati fattuali. La prevenzione passa attraverso l’educazione, il dialogo e lo sport, leve per decostruire i pregiudizi — soprattutto tra una gioventù maggiormente esposta all’odio online. Gli stadi e le manifestazioni sportive possono essere luoghi in cui si esprime l’aggressività, ma anche spazi di sensibilizzazione e inclusione.
Ringrazio il Canton San Gallo per il suo sostegno nell’organizzazione di questa conferenza. A vent’anni dalla Dichiarazione di San Gallo per la coesistenza delle religioni e il dialogo interreligioso, il cantone riafferma il suo attaccamento alla coesistenza pacifica tra diverse visioni del mondo. Mi congratulo inoltre con la Fondazione svizzera Gamaraal, vincitrice del premio Simon Wiesenthal (229 candidature da 32 Paesi) per la sua azione a favore dei sopravvissuti dell’Olocausto e della loro memoria. La memoria deve tradursi in azione e riconciliazione. «Meditate che questo è stato», ci ricorda Primo Levi: «scolpite queste parole nel vostro cuore». La pace non è né un ideale né un’ideologia, ma un lavoro quotidiano.


