La tempesta alle spalle e un sogno a 400 passi

Quattrocento passi. Sono quelli che separano l’hotel della nazionale svizzera dalla Swiss Life Arena. A Zurigo, zona Altstetten, la selezione rossocrociata sarà immersa nell’atmosfera dei Mondiali giorno e notte, a stretto contatto con il suo grande sogno, lontana da ogni possibile distrazione che una rassegna casalinga porta con sé. Di distrazioni, del resto, l’avvicinamento all’evento ne ha già avute fin troppe. Anzi, ne ha avuta soltanto una. Ma enorme. Il 15 aprile scorso, a un mese dall’ingaggio d’inizio, il torneo della selezione elvetica sembrava già compromesso. Dopo lo scandalo del falso certificato COVID e il conseguente licenziamento di Patrick Fischer, tutti - giocatori, tifosi e addetti ai lavori, ognuno con la propria idea in testa - hanno dovuto fare i conti con un senso di vuoto, tra mille sfumature di delusione, amarezza, rabbia, indignazione. Ma il tempo cura le ferite. Alla Nazionale di Jan Cadieux sono bastate quattro settimane per trovare una nuova normalità. Per metabolizzare l’accaduto e lasciarsi la tempesta alle spalle. Ora, all’orizzonte, c’è un altro tornado. Di tutt’altro tipo, però. Ad animarlo non sono le polemiche, ma un ritrovato entusiasmo, pronto ad abbattersi sulle squadre avversarie. È solo apparenza? Forse. Lo diranno le prestazioni e i risultati della squadra. Lo dirà la risposta del pubblico. Ma l’impressione è che a Fischer, in questi giorni di vigilia, non ci pensi più nessuno, se non attraverso qualche dichiarazione di circostanza. Chi temeva il boicottaggio dei suoi fedelissimi si è dovuto ricredere. Ad eccezione di alcuni infortunati di lusso (Fiala, Siegenthaler, Kurashev, Fora, Glauser), tutte le stelle rossocrociate hanno risposto presente. È evidente: nessuno voleva rinunciare al Mondiale casalingo. Era atteso da sei anni, da quando la pandemia cancellò l’edizione del 2020, prevista a Zurigo (ma nel vecchio Hallenstadion) e a Losanna (che non ha ancora digerito il trasferimento a Friburgo della seconda sede). Chissà: se questo torneo, un mese dopo il «caso Fischer», si fosse svolto in una località meno attraente, da Ostrava a Herning, passando per Kosice, forse in molti avrebbero rinunciato, inventandosi qualche buona scusa. Non lo sapremo mai.
Quel che sappiamo è che la nostra Nazionale ha il potenziale per andare fino in fondo e conquistare quella medaglia d’oro già sfiorata quattro volte: nel 2013, nel 2018, nel 2024 e nel 2025. Dopo un’Olimpiade resa immortale dalla presenza di tutti i migliori giocatori del mondo (russi esclusi, ovviamente), la selezione rossocrociata è quella che più si avvicina alla versione «Milano Cortina 2026». Tra Zurigo e Friburgo, le superstar NHL delle altre nazioni si contano su due mani. Alcune potrebbero aggiungersi a torneo iniziato, ma ad oggi solo il Canada, con la leggenda Sidney Crosby e il nuovo fenomeno Macklin Celebrini, sembra avere qualcosa in più dei rossocrociati. Le altre contendenti sono le solite: Svezia, Finlandia, USA e Cechia, con le «outsider» Germania e Slovacchia pronte a rovinare la festa a qualcuno. La linea tra il fallimento e il successo sarà molto sottile. Soprattutto per chi non si accontenta più di un argento. Gestire al meglio un girone preliminare fin troppo facile sarà il primo passo: bisognerà fare incetta di punti senza disperdere troppe energie. Poi, come sempre, sarà il quarto di finale a separare i dannati dagli eletti. Mancare l’accesso all’ultimo weekend di competizione potrebbe lasciare il segno. E allora sì che il fantasma di Fischer si rifarebbe vivo. Jan Cadieux ha una grande opportunità. Dall’anno prossimo, comunque vada, dovrà verosimilmente avviare un nuovo ciclo. È ingenuo pensare che oggi non abbia nulla da perdere: i confronti con l’illustre predecessore sono dietro l’angolo. Ma la tempesta, quella vera, è ormai alle spalle. Ed è già una gran cosa.


