Cerca e trova immobili
Il commento

L'affidabilità contrattuale dell'UE

Il Governo svizzero propone di entrare in un Accordo Istituzionale con l’UE che inciderà massicciamente sul nostro futuro
Tito Tettamanti
Tito Tettamanti
25.09.2026 06:00

Trattati, convenzioni, patti, accordi bilaterali, accordi istituzionali. Nomi e definizioni variano ma in sostanza si tratta sempre di contratti con i quali i contraenti regolano i loro rapporti.

Nell’ambito delle trattative per un contratto l’aspetto più importante da valutare è l’affidabilità della controparte. La reputazione riguardo il mantenimento degli impegni, la situazione finanziaria ed economica e di conseguenza la garanzia di solvibilità, la litigiosità, la stabilità della gestione della controparte anche per gli anni futuri, successi e insuccessi del passato.

Il Governo svizzero, propone di entrare in un Accordo Istituzionale con l’UE che inciderà massicciamente sul nostro futuro. Contrariamente a quanto d’uso nei rapporti commerciali, il Dipartimento federale degli Affari Esteri (DFAE), responsabile delle negoziazioni, non mi pare abbia dato peso a parecchi aspetti che contribuiscono a costituire o meno, con un giudizio freddamente fattuale, l’affidabilità della controparte.

Non possiamo dimenticare che i decenni passati parlano di una UE in pesante perdita di velocità e di autorevolezza.

Nel 2000 l’Europa era il primo blocco mondiale rappresentando il 25% del PIL, oggi è al 15%.

Neppure può venir dimenticato l’insuccesso dei programmi di Lisbona con i quali l’UE si impegnava in dieci anni a portarsi alla testa dell’economia mondiale mentre negli anni trascorsi da allora è successo esattamente il contrario con una serie di insuccessi.

Già il raffronto dei parametri economici, che stanno ad indicare la stabilità economica (e anche sociale) tra la Svizzera e l’UE dovrebbe indurre ad una notevole cautela. Mediamente nell’UE il debito statale si aggira sul 100% (in alcuni Stati al 120/130%) da noi è inferiore al 40%. Il PIL (prodotto interno lordo) pro capite supera i 90.000 euro da noi mentre nell’UE è meno di 42.000 euro. Per quanto riguarda la moneta la parità dell’euro all’inizio è stata fissata a franchi 1,60. Oggi l’euro vale 94 centesimi di franco, un deprezzamento del 70%.

Gli insuccessi dell’UE sono anche l’espressione della conduzione di una politica della maggioranza di centro-sinistra, che ha portato, per mantenere il potere ed ottenere l’elezione della Signora von der Leyen il 2019, all’accettazione dell’infelice «Green Deal» che tanto è costato all’industria europea. I rapporti di forza sono cambiati con le ultime votazioni europee, con minor peso delle forze di sinistra e conseguentemente minor influenza sulla rielezione di von der Leyen nel 2025 e il Green Deal perde pezzi. Strategie sostituite da patti di potere.

Di rilievo la disastrosa situazione finanziaria di alcuni tra gli Stati più importanti dell’UE, che paralizza l’azione dei governi. La Francia con un debito pubblico di 3.345 miliardi di euro pari al 116% del PIL, l’Italia 3.140 miliardi, pari al 137% del PIL. Per contro il debito svizzero è pari al 40% del PIL.

Comunque, per un quadro più completo e critico dell’UE, basta leggere il rapporto Draghi del settembre 2024 da tutti encomiato, approvato e accolto senza contestazioni, ma rimasto pressoché lettera morta dalla sua pubblicazione. La volontà politica di cambiare a Bruxelles non esiste.

Vi è un punto che nel dibattito svizzero sembra venir dimenticato. Che garanzia di stabilità futura può dare l’UE? In Francia si voterà nel 2027 per il Presidente e per il rinnovo del Parlamento. Le due forze di maggior peso che si scontrano sono il RN (Rassemblement national) della Le Pen, anti-immigranti e di destra populista, e l’LFI (La France Insoumise) di Mélenchon pro-immigrazione senza limiti, di estrema sinistra. Entrambi pesantemente critici nei confronti dell’UE.

In Germania l’AfD è nei sondaggi al 28%, la CDU è scesa al 20,5% ed i socialisti sono scesi al 12,7%.

Nelle elezioni del 6 settembre in Sassonia-Anhalt l’AfD, fortemente critica dell’UE alla quale vuol far mutare politica, ha ottenuto il 45% dei voti.

La signora Meloni dei Fratelli d’Italia, con gli alleati, ha dato quattro anni di stabilità all’Italia. È minacciata sulla destra dal movimento di Vannacci (anti UE) e potrebbe darsi che il prossimo anno porti ad un risultato elettorale che obbliga a un governo tecnico. Una disgrazia viste le esperienze passate. Nel 2027 vi saranno poi le elezioni in Spagna, con un Governo socialista in carica molto pro-UE e tutti i pronostici prevedono la vittoria della destra con il Partito Popular (PP) e l’estrema destra anti UE di VOX.

È sicuramente poco abile ed avveduto legarsi pesantemente e cedere all’UE parte della funzione più importante di una democrazia, l’emissione di leggi, ad una controparte per più versi in crisi. In crisi per la perdita di importanza del proprio tessuto economico, in crisi per l’ammontare di debiti che paralizzano alcune delle più importanti nazioni, in crisi per l’assenza di iniziative dovuta anche all’asfissia burocratica, in crisi nei rapporti con la Russia ed in difficoltà con gli USA, impreparata alla guerra, ed in più traballante per il possibile mutamento di politica con l’arrivo al potere di nuove forze.

«Adelante, Pedro, con juicio, si puedes…», come scriveva Manzoni.