L'arte povera del giudizio

Vi è un’abitudine che osservo con dispiacere nel nostro cantone e vorrei condividere questo dispiacere con lettori e lettrici del Corriere del Ticino. In Ticino si dovrebbero unire le forze attorno a progetti e istituzioni meritevoli, sostenendoli nel superare difficoltà e ristrettezze, così da attrarre anche sostegni privati. Purtroppo, e qui arriva il mio profondo dispiacere, si tende a sollecitare un affrettato giudizio pubblico, spesso generico e sbrigativo. L’effetto è paradossale: si scoraggiano proprio quegli sponsor e mecenati che sarebbero i più disposti a investire e donare. I filosofi parlano di eterogenesi dei fini: si ottiene il contrario di quel che si dichiara di voler ottenere.
Ha fatto lodevole eccezione a questo cattivo costume cantonale il progetto della Città della musica, promosso dal Conservatorio della Svizzera italiana e dalla Città di Lugano, sostenuto pressoché all’unanimità e in tempi rapidi da Cantone, Città e Confederazione, con il concorso di RSI, appoggiato quindi da mecenati generosi. Resta però, purtroppo, rara avis. Più recentemente, l’OSI - l’Orchestra della Svizzera italiana - è stata oggetto di valutazioni pubbliche severe, espresse in un momento già delicato, con argomenti fondati su dati imprecisi o semplicemente sbagliati. La FOSI ha opportunamente e pubblicamente ristabilito i fatti il 26 marzo scorso, ricordando tra l’altro come i conti dell’orchestra siano stati mantenuti in equilibrio per anni con grande impegno. Unica eccezione, in questo periodo finanziariamente virtuoso, il periodo del Covid che, come forse i più attenti o coloro che sono in buona fede ancora ricordano, ha messo a dura prova istituzioni analoghe in tutto il mondo.
Viene spontaneo chiedersi se certe analisi non avrebbero potuto e dovuto trovare sede e momento più appropriati all’interno degli organi preposti, dove verosimilmente avrebbero potuto sortire qualche effetto positivo al di là di quello legato alla pubblicità ottenuta da chi critica tanto superficialmente e ingenerosamente. Lo stesso vale per le osservazioni rivolte al LAC. Il Ticino ha realtà culturali (e altre) di cui andare fieri. Sostenerle nelle sedi giuste e con spirito costruttivo, anche e soprattutto nei momenti difficili, è nell’interesse di tutti: delle istituzioni stesse, che diventano più attrattive anche per sponsor e mecenati, e della collettività tutta.

