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Il commento

Le ambizioni biancoblù e l'obbligo di essere speciali ogni sera

In un anno l'Ambrì Piotta ha cambiato completamente volto: l'ambiente sembra pronto a una stagione di sofferenza, ma a sorpresa spunta l'obiettivo dichiarato del post season
Fernando Lavezzo
02.09.2026 06:00

Un anno fa, il 1. settembre del 2025, l’Ambrì Piotta si presentò in conferenza stampa alla Gottardo Arena con il suo storico trio: Filippo Lombardi, Paolo Duca, Luca Cereda. Il presidente parlò soprattutto di conti: «La nuova pista ci ha fatto fare un balzo in avanti per quanto riguarda gli introiti, permettendoci di chiudere sostanzialmente in pareggio. Possiamo gestire l’ordinaria amministrazione senza troppi patemi. Ma va ricordato che la società ha ancora sul gobbo i debiti del passato». Il ds illustrò gli obiettivi sportivi: «Intendiamo proporre un hockey aggressivo, dinamico e veloce, continuando a formare giocatori. Vogliamo qualificarci ai play-in, chiudendo tra le prime dieci». L’allenatore, dal canto suo, mise l’accento su valori a lui cari: «Nei momenti difficili bisogna saper resistere e lottare. La storia del club ce lo insegna». Già, la storia dell’HCAP insegna. Anche quella più recente, a dir poco burrascosa.

Da un 1. settembre all’altro. Dal 2025 a ieri pomeriggio. La data è la stessa, il luogo pure. Ma tutto il resto è cambiato: presidente, direttore sportivo, head coach, assistenti allenatori, CEO, capitano, team manager, tre stranieri su sei. La squadra femminile è addirittura sparita. Una rivoluzione mai vista, frutto di una stagione da incubo, in pista e soprattutto fuori. Come il suo predecessore, anche Davide Mottis accenna alla situazione finanziaria. La situazione è delicata e il tono è serio. Lo impongono i quasi 400 mila franchi di perdita, la licenza ottenuta con il bollino rosso e l’obbligo di tirare la cinghia. Un’eredità pesante per il nuovo presidente e i suoi collaboratori. Eppure, per quanto spalmate di sano realismo, le ambizioni restano vive. Persino più del previsto. In sede di mercato, Lars Weibel ha fatto quel che poteva, con il poco che aveva: tre nuovi attaccanti stranieri chiamati a fare la differenza e una manciata di giovani poco noti, ma certamente affamati. Quando parla di hockey intenso e di giocatori da formare, il nuovo direttore sportivo non si discosta da Paolo Duca. Sorprendentemente, anche l’obiettivo resta immutato: giocare il post season. Detto altrimenti: entrare nelle prime dieci. Un traguardo tutt’altro che scontato per una squadra così giovane, chiamata a ripartire quasi da zero. Nessuno in casa leventinese intende vendere illusioni, ma un po’ di prudenza in più sarebbe stata comprensibile. Evidentemente, c’è grande fiducia nel lavoro di Tapola e nella possibilità di dare fastidio a tutti.

Insomma, la via è tracciata. Ora l’Ambrì Piotta deve seguirla con determinazione. Più attenzione ai conti, una migliore gestione aziendale, massima trasparenza verso l’esterno. Fuori dal ghiaccio, sono queste le linee guida della «nuova era» biancoblù. In pista, invece, la squadra leventinese avrà essenzialmente un solo dovere: essere speciale ogni sera. C’è un pubblico fedele a cui restituire emozioni. C’è una credibilità da riguadagnare. Vincere le partite non sarà facile, mai. Ma sulla totale devozione nessuno sarà disposto a transigere. Né l’allenatore finlandese, né i tifosi. L’ambiente sembra pronto a una stagione di sofferenza, nel senso virtuoso del termine.