Cosa dicono i mercati

Le divergenze fra le Borse e l’economia reale non durano a lungo

La positività espressa dai nuovi massimi degli indici americani e dall’ampio recupero dei listini europei è asimmetrica rispetto alla realtà economica
©JEON HEON-KYUN
Francesco Paglianisi
05.05.2026 06:00

Il mercato sta sottovalutando l’impatto dello shock energetico per il 2026. La positività espressa dai nuovi massimi degli indici americani e dall’ampio recupero delle Borse europee è asimmetrica rispetto alla realtà economica. Le divergenze non durano a lungo, o migliora l’economia o peggiorano gli asset finanziari. Il problema è che siamo in una fase di turnaround macroeconomico: nei processi decisionali assumono sempre meno peso i Lagging indicators, che guardano al passato, come PIL e inflazione, e sempre più i Leading indicators, che guardano al futuro, come gli indici PMI (Purchasing Managers’ Index), e i Consumer confidence o indici di fiducia. L’ultimo dato sulla fiducia dei consumatori in Svizzera è crollato a -43 nel marzo 2026, segnando il livello più basso da dicembre 2023. In Europa il Pmi servizi è a quota 47,4 e sta accelerando al ribasso. Ricordiamo che già prima dell’era della globalizzazione, negli anni Novanta, l’Occidente è diventato più service-driven: il manifatturiero ha perso peso relativo, incidendo meno sulla ciclicità economica. Questo significa che, in un’economia di servizi, una loro discesa è quindi più preoccupante di una debolezza del manifatturiero. Le aspettative di uno scenario stagflattivo, caratterizzato da contrazione della crescita e inflazione in salita, stanno aumentando, soprattutto in Europa. Qui si stima una crescita al di sotto dell’1% e un’inflazione al di sopra del 3% per tutto il 2026.

Il ciclo economico sta svoltando, quando lo fa non perdona: il cambio di passo va anticipato, soprattutto se istituzioni come la BCE e l’FMI lanciano l’allerta. Per capire quanto sarà ampio il peggioramento delle condizioni economiche e come queste potrebbero riflettersi sugli investimenti, occorre stimare i tempi della crisi, poiché incidono sull’intensità del fenomeno stagflattivo. Il mercato sconta una soluzione negoziale, ma le armi sono ancora sul campo. Il blocco navale americano potrebbe estendersi fino al previsto incontro con Xi Jinping del 15 maggio, ma per quella data l’Iran sarà al limite della capacità di stoccaggio del petrolio, con il rischio di dover chiudere gli impianti estrattivi per molti mesi. Anche immaginando lo Stretto di Hormuz aperto, senza il petrolio iraniano resterà elevata la strozzatura dell’offerta. Questo implica che, probabilmente, le materie prime a fine anno avranno una performance positiva e che un aumento dell’inflazione metterà sotto pressione l’obbligazionario a tasso fisso, in particolare la parte a breve europea.

Il secondo punto riguarda il cambio di governance della banca centrale americana. Kevin Warsh, nuovo chairman della FED, nell’audizione al Senato ha lasciato intendere che ci sarà un bilanciamento tra politica restrittiva ed espansiva. La prima basata su una riduzione del bilancio, che, con i vari QE, ha avuto il pregio di controllare la curva dei rendimenti e sostenere l’azionario, la seconda basata su una riduzione dei tassi che potrebbe essere giustificata da una revisione del calcolo dell’inflazione, verosimilmente più favorevole. Tradotto sui portafogli: curva dei rendimenti americani più ripida, con il tratto a breve in discesa e quello a lungo in salita. Di contro in Europa, con il rischio che la BCE alzi i tassi, il rischio è più sulla parte a breve dei rendimenti. Un cambio di scenario potrebbe non essere privo di conseguenze anche sull’azionario. In Europa potrebbero essere sottopesati i settori ciclici, mentre negli Usa potremmo ritornare ad avere un’elevata concentrazione su settori ad alta redditività, che restano solidi finché non raggiungono livelli di valutazione stratosferici (contiamo almeno tre casi fra i titoli più acquistati). La bassa volatilità degli asset nelle ultime sedute non deve ingannare: le acque restano tempestose, la navigazione richiede capitani esperti.