Le guerre che durano

Vi sono guerre che si protraggono nel tempo, sia pure con qualche pausa per esaurimento, in pratica intermezzi in attesa della continuazione. 116 anni è durato il conflitto tra l’Inghilterra e la Francia, allora due regni, dal 1337 al 1453. La vera ragione era che i francesi non volevano avere sul loro territorio gli inglesi, men che meno ovviamente quali sovrani, e non accettavano che le Fiandre fossero dominate economicamente dall’Inghilterra. Gli inglesi tornarono a casa loro, la guerra cessò e lasciò il posto a sopportabili rivalità. Ricordiamo anche la guerra dei 30 anni (1618-1648) che dilaniò i territori germanici del tempo con la perdita di 12 milioni di persone. Oltre un terzo della popolazione di allora, vittime più che delle armi delle carestie e disordini che accompagnarono il conflitto. I contendenti? Cattolici contro luterani, pericolosissimi conflitti perché opponevano due religioni con il pretesto di uccidere per volere di Dio. Tutto ciò però mascherava anche interessi territoriali e di potere di singoli feudi nobiliari. Vi pose termine la pace di Westfalia in virtù dell’evoluzione verso una relativa libertà di religione mettendo fine al pretestuoso fanatismo o perlomeno edulcorandolo. Purtroppo nei tre conflitti che ci preoccupano e concernono oggi, e che da tempo durano anche se non ufficialmente dichiarati, è difficile intravvedere il superamento dei contrasti e delle convinzioni all’origine degli scontri. La possibile momentanea supremazia o vittoria di una delle parti non impedisce al fuoco di covare sotto la cenere. La guerra tra Russia e Ucraina, che doveva durare due settimane ed è ormai in corso da cinque anni, con due milioni di morti, è la continuazione della costante politica di conquista iniziata dagli zar. Ricordiamo le guerre di Pietro il Grande (1672 - 1725) contro la Svezia, Paesi baltici, Polonia, di Caterina di Russia (1729 - 1796) per la Crimea e con l’Impero Ottomano, dell’Unione Sovietica comunista che con Stalin riesce a sottomettere parte dell’Europa Occidentale, Polonia, Ungheria, Romania, Cecoslovacchia e la Germania dell’Est. Nel 1990 il fallimentare sistema comunista, sia economico che sociale, implode, l’Unione Sovietica si scioglie.
Oggi la politica di Putin ricalca il costante desiderio di ampliamento dei propri confini, vuole espandersi nuovamente e in particolare con l’Ucraina, che per contro si sente europea, forse anche per necessità, e si difende in modo impensabile e irriducibile contro i russi. Cinque anni di una feroce guerra, che non risparmia i civili, lascia ferite, dolori, umiliazioni, amarezze che anche una pace prossima non potrebbe annullare. Una vera pace è difficile da realizzare. Gli inglesi riconoscono il diritto di una Patria ebraica in Palestina e nel 1948 nasce lo Stato d’Israele con il consenso dell’ONU. Stati arabi non lo accettano e abbiamo un primo conflitto armato nel 1949, la guerra con l’Egitto nel 1956, la guerra dei sei giorni nel 1967 e quella del Kippur nel 1973. Tutte guerre vinte da Israele. Concretamente la confrontazione, con fasi alterne, dura da tre quarti di secolo. Il già difficile rapporto tra popoli che si contendono la stessa terra peggiora irrimediabilmente con l’arrivo di Khomeini in Iran e la dichiarazione in sostanza di guerra all’Occidente nel quale è incluso Israele. Con Khomeini, il mondo sciita che controlla l’Iran in modo dittatoriale, dichiara guerra agli infedeli. Crea milizie armate volte a condizionare gli Stati del Medio Oriente. Con gli Hezbollah che controllano il Libano, presenti pure in Siria, con gli Houthi nello Yemen. Finanzia organizzazioni e strutture all’origine di attentati sanguinari nei Paesi europei, e contemporaneamente si attiva nella diffusione del proprio credo in varie nazioni, specie europee. Quale elemento per il dominio con il terrore l’Iran vuole disporre della bomba atomica. Il Paese ed i suoi cittadini soffrono economicamente e per la durezza del regime. Agli Ayatollah si sono aggiunti prendendo larga parte del potere, le milizie rivoluzionarie (i Pasdaran) che si impongono con feroci esecuzioni. Indipendentemente dall’abilità del discusso stratega Trump la guerra oggi in atto non è che una delle fasi della lotta dell’Iran contro l’Occidente. Il contrasto data dall’arrivo di Khomeini nel 1979 al potere. Non potrà avere termine che con la sconfitta e la sottomissione della civiltà avversaria. Mala tempora currunt. Noi occidentali - se l’Occidente costituisce ancora un valore - non possiamo far finta di non accorgersi. E la guerra in Corea? Soluzione confucianamente saggia. La Corea divisa in due. Al Nord comunisti che hanno un dittatore, la bomba atomica e muoiono di fame, al sud una Repubblica democratica con un successo economico che in pochi anni ha portato la popolazione a livelli di notevole benessere. E la bomba atomica di Kim Jong-un? Non la lancerà mai, è bizzarro ma non scemo, se lancia l’atomica finisce la sua comoda vita di satrapo orientale.


