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La riflessione

Le guerre di oggi e il silenzio assordante della musica

La musica ha smesso di essere uno strumento di protesta sociale? Gli artisti più giovani sembrano prediligere la leggerezza nei propri testi rispetto alla protesta sociale, ma oggi avremmo bisogno di più messaggi (anche critici)
Andrea Scolari
17.03.2026 13:32

La musica è intrattenimento, è vero, ma non solo. La musica dovrebbe rappresentare anche uno strumento di protesta sociale, dovrebbe dare voce a chi non può parlare. Dovrebbe, appunto. John Lennon negli anni ’70 ci ha regalato Imagine, un brano scritto per protestare contro la Guerra del Vietnam che forse è l’inno alla pace più intergenerazionale di sempre. Ma parliamo di cinquant’anni fa. Oggi la musica è cambiata, ma non solo per quanto riguarda i generi. Oggi sembra che la maggior parte degli artisti preferisca non schierarsi, magari per paura di perdere consensi, oppure perché la musica impegnata non va più come una volta. Resta il fatto che è quasi assordante il silenzio degli autori più quotati. Ghali, per parlare dell’Italia, lo scorso anno ha cercato di scuotere il panorama musicale italiano criticando i rapper che non si sono espressi su quanto stava accadendo a Gaza. «Il rap è ufficialmente morto. Il silenzio dei rapper ha ucciso il genere. Ne è rimasto solo lo stile, il suono, la forma», scriveva in un post su Instagram.

Sembra così che la maggior parte dei giovani artisti oggi si concentri soprattutto sui numeri e sui guadagni, rispetto a quello che succede attorno a loro. La vecchia guardia invece, come Bruce Springsteen per citare un esempio noto a tutti, non pare aver paura delle possibili polemiche. Il «boss», infatti, tra meno di due settimane darà il via al Land Of Hope And Dreams American Tour, una serie di concerti descritta dall’artista come «una missione sociale per celebrare e difendere la democrazia».

Ma basta accedere alle piattaforme streaming di musica e guardare le classifiche. Oggi le persone ascoltano «musica leggera» e gli artisti producono quello che il popolo vuole: il classico sole-cuore-amore.

Serve anche questo, ci mancherebbe, e forse proprio in questo momento storico caratterizzato da conflitti e incertezze economiche, si cerca della leggerezza (anche) nella musica.  Ma resta il fatto che oggi, per troppi rappresentanti delle nuove generazioni, Bella Ciao è più nota per essere stata la colonna sonora della serie La Casa di Carta che un intramontabile inno alla resistenza.