L’economia reagisce al fardello geopolitico

Nonostante l’indubbio peso delle gravi tensioni geopolitiche, la gran parte delle economie sta mostrando resilienza. Il rallentamento economico internazionale c’è, ma per ora è meno marcato del previsto. Il Fondo monetario internazionale (FMI) questo mese ha leggermente migliorato le stime sulla crescita mondiale rispetto alle previsioni precedenti, indicando 3,1% per quest’anno e 3,4% per il prossimo, contro il 3,5% registrato nel 2025. Lo stesso ha fatto il mese scorso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), stimando 2,9% per quest’anno e 3% per il prossimo, contro il 3,4% del 2025. O queste ed altre istituzioni economiche di rilievo sbagliano tutto e sopravvalutano clamorosamente la crescita, oppure c’è in effetti una resilienza superiore alle aspettative. La seconda cosa pare più credibile.
Tensioni geopolitiche, guerre, dazi soprattutto USA e freni anche di altri ai commerci come prove di forza politiche e controsensi economici, sono fattori che pesano sulla crescita globale. E il passo dell’economia infatti ha avuto un rallentamento. Ma sono gli stessi meccanismi dell’economia di mercato a fornire alcuni elementi per una reazione che non può risolvere tutti i problemi ma che sta almeno attenuando la frenata. Tra gli elementi principali, c’è l’ulteriore fase di sviluppo delle nuove tecnologie, e in particolare dell’intelligenza artificiale, che sta contribuendo alla resilienza sia sul versante delle produzioni sia su quello dei commerci. Ci sono economie che traggono maggiori vantaggi da questo nuovo ciclo tecnologico e altre che ne traggono meno, ma il risultato nel complesso non è da poco. Naturalmente, esiste sempre il rischio che il mercato non riesca ad assorbire i grandi volumi di beni e servizi che si stanno manifestando in questo capitolo, ma sin qui le cose sono andate avanti più del previsto e di ciò occorre prendere atto.
Tra gli elementi principali c’è anche il riorientamento degli approvvigionamenti. Le guerre e i contrasti nei commerci hanno portato molte economie a dover/poter ridisegnare in parte gli assetti dell’import-export, per quel che riguarda sia i rapporti con i diversi partner commerciali sia le scelte sui beni e sui servizi oggetto degli scambi. I trasporti in alcune aree subiscono difficoltà che prima non c’erano, ma molti traffici e rotte sono stati riorganizzati e probabilmente ancor più lo saranno se le difficoltà geopolitiche rimarranno o si amplieranno. Tutto ciò naturalmente porta in molti casi a costi maggiori, e questo non è un fatto positivo, ma il punto non indifferente è che gli scambi e la crescita economica hanno supporti più larghi del previsto e possono quindi contenere il rallentamento economico. È una situazione complessa, si tratta di una resilienza sotto sforzo, per usare la definizione del Fondo monetario, e ciò significa anche che la spirale geopolitica può ormai determinare rapidi peggioramenti o miglioramenti. Ma bisogna valutare anche la apprezzabile tenuta economica media sin qui espressa, e non solo la minor velocità, inevitabile visto il difficile contesto mondiale.
Le tensioni geopolitiche e i conflitti bellici hanno anche portato a risalite dell’inflazione. La Svizzera, Paese fortemente anti inflazione, anche grazie al franco robusto, è stata ed è molto meno colpita di altri, ma a livello mondiale il rincaro è un problema consistente, chiaramente da non sottovalutare. Prima la guerra in Ucraina a causa dell’invasione russa, poi l’accentuarsi dei conflitti Medio Oriente, sino alla guerra di USA e Israele contro l’Iran. Tutto questo ha creato rincari per petrolio, gas, agroalimentari e altri beni, oltre che i citati riflessi sui trasporti. Inoltre, la riduzione dei debiti pubblici eccessivi, che già erano un problema in precedenza, con la geopolitica attuale è ancora più complicata, sia perché molti Stati aumentano anche le spese militari e per la sicurezza, sia perché l’inevitabile rialzo dei tassi di interesse in funzione anti inflazione rende più pesante il finanziamento del debito. Fortunatamente, il forte sviluppo degli scambi globali in decenni passati ha consentito a molte economie l’accumulo di risorse che oggi risultano ancor più preziose. E fortunatamente i meccanismi del mercato offrono anche alcune vie di tenuta economica. Certo, il minimo è dire che senza il fardello delle grandi tensioni geopolitiche le cose andrebbero meglio.


