Libertà e lista nera

Il Rosso e il Nero è il titolo del celebre romanzo, pubblicato nel 1830, in cui Stendhal racconta le peripezie, tra le montagne del Giura e gli intrighi di Parigi, del giovane e brillante Julien Sorel, affascinato dalle belle donne e indeciso se intraprendere la carriera ecclesiastica oppure quella militare per raggiungere uno status sociale ben superiore a quello delle sue umili origini. Se il buon Julien avesse potuto essere un cinefilo, non avrebbe però esitato un solo istante a seguire Red & Black: la retrospettiva di Locarno 79, curata anche quest’anno da Ehasan Khoshbakht, che ci permetterà di conoscere - grazie alla proiezione di titoli molto rari - uno dei periodi più drammatici e controversi della storia del cinema statunitense ma non solo. Siamo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso e gli USA passano da una posizione di stretta alleanza bellica con l’Unione Sovietica a un’ondata - in parte giustificata, in parte del tutto irrazionale - di anticomunismo. È l’ideologia che diverrà il perno della Guerra Fredda, determinando la politica estera americana almeno fino alla cocente sconfitta in Vietnam nel 1975.
Questo totale rovesciamento di fronte, che si svolge parallelamente all’improvviso cambio della guardia alla Casa Bianca tra il progressista Roosevelt (scomparso il 12 aprile 1945) e il moderato Truman, farà molte vittime nel mondo di Hollywood. Soprattutto tra gli intellettuali (registi e sceneggiatori), rei di aver creduto che nell’ambito del New Deal rooseveltiano ci potesse essere spazio per le idee socialiste o, addirittura, comuniste. Saranno in particolare il fanatismo e l’arroganza del senatore Joseph McCarthy a mettere centinaia di persone di fronte a un dilemma senza vie di scampo: ammettere le proprie simpatie per la sinistra e denunciare chi le condivideva, oppure non collaborare con la Commissione per le attività anti americane e trovarsi su una «lista nera», senza più poter lavorare per gli Studios. Un ricatto odioso che ha diviso in due Hollywood per decenni, tra chi «ha fatto i nomi» per salvarsi la carriera e chi è rimasto zitto e ha dovuto prendere decisioni drastiche: far frettolosamente ritorno in Europa per molti profughi ebrei e non, fuggiti dalla Germania nazista, oppure ritirarsi nell’ombra in attesa dell’ingaggio sotto pseudonimo da parte di un regista o un produttore più coraggioso della media. Tutto ciò accade mentre a Hollywood domina il cinema di genere: western, noir, commedie, musical, melodrammi che seguono regole precise circa caratteristiche dei protagonisti, ambientazioni e tecniche narrative. La retrospettiva di Locarno 79, al di là del suo aspetto prettamente politico, sarà l’occasione per esplorare questi diversi generi e le strategie messe in atto dai «rossi» per introdurre le idee di una maggiore eguaglianza tra classi sociali o di una maggiore libertà d’espressione in un contesto dove il mito dell’American Way of Life la faceva ancora da padrone. Red & Black si prospetta quindi come un’occasione unica per leggere le peculiarità di un periodo storico molto particolare attraverso le produzioni del più potente medium di massa dell’epoca, già finito nel mirino dei regimi fascisti in Europa quale eccezionale strumento di propaganda. Una tendenza che non risparmierà nemmeno l’America rooseveltiana e porterà alla produzione di film fatti per mostrare come la vita, le aspirazioni e i valori dei sovietici fossero del tutto simili a quelli degli americani.


