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Pensieri dal battellino

Lo zero assoluto

Questa settimana in Parlamento, per la nomina di due giudici del Tribunale penale, secondo torbide prassi in cui a turno sguazzano più o meno tutti i partiti, il PLR con tracotanza d’altri tempi ha rimediato una figura meschina, oltre che una trombatura
Bruno Costantini
13.06.2026 06:00

Mercoledì era la Giornata mondiale dei nani da giardino e Asia già martedì sera ha voluto andare a un ritrovo di influencer per cominciare a preparare le statuette. Quando m’ha chiesto un passaggio con il battellino l’ho guardata sbigottito: ma come, mica si va con il battellino a Bellinzona, convinto com’ero che i nani da giardino fossero colà riuniti per i loro abituali riti. Sbagliato: la mia amica microinfluencer del lago e content creator doveva andare nel Parco delle Gole della Breggia. Così l’ho portata a Capolago con il battellino e da lì ha proseguito con la sua bici elettrica rosa fino al ritrovo. È però stato un disastro. Nani e influencer sono stati massacrati da una spaventosa grandinata. Tornando il giorno dopo al pontile di Capolago ho trovato Asia frignante con la bici ammaccata e un sacchetto contenente i poveri resti di un nano: una testa, delle gambe, un didietro, un cappello. Questa è la punizione del Signore!, ha esclamato una signora che passava di lì. Ho pensato a un amico di Morbio che s’è ritrovato la vigna distrutta, l’auto sfasciata e la casa danneggiata. Non credo abbia fatto cose tanto terribili da meritarsi un simile «dies irae». Per fortuna, in tema di castighi, il Gran Consiglio ha deciso di non punire il popolo esasperato che ha osato approvare le due iniziative per attenuare l’impatto dei premi di cassa malati sul potere d’acquisto dei cittadini. Aspetti finanziari non secondari sono ancora da chiarire, ma perlomeno s’è finalmente decisa la data d’entrata in vigore, con il presidente del Governo Claudio Zali che pareva quasi indispettito di dover applicare la volontà popolare (e non faccia troppo lo spiritoso su chi paga il conto al ristorante, visto che tanto lo paghiamo sempre noi, e si chieda perché, come e con quali responsabilità collettive si è arrivati al voto del 28 settembre scorso). Non c’è più la Lega di una volta, ha commentato la mia amica mentre stavamo attraccando a Caprino prima di rientrare al porto comunale della foce. Sentiti i nostri discorsi, gli acquirenti del Barbera fatto col mulo hanno iniziato ad attaccare bottone sulle elezioni cantonali dell’aprile prossimo. «Alura, che bambela narà sü in Governo?», e via di questo passo. La fantapolitica sul futuro Consiglio di Stato ha già stufato, ognuno può dire la sua essendo tanti gli scenari aperti. Io potrei dire che c’è anche la variabile che Asia si presenti con il movimento dei nani da giardino. Qualcuno può confermare o smentire? No. Ci vogliono fatti concreti. La scorsa settimana, presentando i candidati liberali di Lugano al Gran Consiglio, il presidente del PLR cittadino Paolo Morel ha spronato la truppa con l’afflato ieratico degli appuntamenti con la Storia: «Non vi chiedo soltanto di sostenere dei candidati. Vi chiedo qualcosa di più: di tornare a credere che il futuro possa essere influenzato dalle nostre scelte. Di tornare a credere che la politica possa ancora essere uno strumento di cambiamento». Detto fatto. Questa settimana in Parlamento, per la nomina di due giudici del Tribunale penale, secondo torbide prassi in cui a turno sguazzano più o meno tutti i partiti, il PLR con tracotanza d’altri tempi ha rimediato una figura meschina, oltre che una trombatura, «da nota vicino allo zero assoluto per aver anteposto considerazioni che nulla hanno a che vedere con il buon funzionamento della giustizia», è sbottata l’ex deputata liberale luganese Giovanna Viscardi. Ma Morel parlava dello stesso partito?