Ma i record sono fatti per essere abbattuti

Anche nell’ultimo trimestre 2025 i metalli preziosi hanno regalato accelerazioni significative, trainati dal progressivo allentamento monetario negli Stati Uniti, dall’incertezza macroeconomica generale e da condizioni di tensione nei principali mercati.
Nuovi record per l’oro che ha superato i 4.300 dollari per oncia a ottobre e ha chiuso dicembre in area 4.550 dollari (ieri su mercato spot ha superato i 5.100 dollari l’oncia, ndr), sostenuto da forti afflussi negli ETP e da un aumento della domanda retail in diversi mercati chiave. L’argento ha fatto vedere una dinamica addirittura ancora più marcata: dopo la rottura della soglia psicologica dei 50 dollari per oncia, il metallo ha superato i 60 dollari a dicembre, registrando una performance annuale superiore al 120% e diventando il metallo con il miglior rendimento del complesso dei preziosi. Ieri ha superato i 109 dollari l’oncia (+43,17% in un mese).
Alla base del rally dell’argento vi sono state una forte partecipazione speculativa, un mercato fisico estremamente teso (liquidità ridotta a Londra, leasing rates elevati) e una domanda vivace in India durante la stagione delle feste.
Volendo dare uno sguardo anticipatorio al 2026, al netto di nuovi shock geopolitici, la prospettiva rimane costruttiva sia per l’oro sia per l’argento. Per quanto attiene all’oro, tutte le indicazioni, e dunque anche le mie previsioni, indicano un proseguimento del trend rialzista, la soglia dei 5.000 dollari all’oncia è ormai stata raggiunta e superata, sostenute da tassi reali in calo, pressioni inflazionistiche persistenti e un contesto di portafogli ancora sottoesposti al metallo giallo. Le dinamiche fondamentali (debolezza della gioielleria, maggiore riciclo e aumento della produzione mineraria) non rappresentano un freno significativo in quanto ampiamente compensate dalla domanda d’investimento.
Per l’argento, il quadro futuro resta improntato a una volatilità elevata ma con una tendenza moderatamente rialzista probabilmente fino alla fine del 2026. I prezzi attesi sono sostenuti sia dal contesto macro più favorevole ai metalli rifugio sia dal permanere di un deficit strutturale di mercato, nonostante un rallentamento del mercato più propriamente industriale dovuto alla riduzione del contenuto in argento nel fotovoltaico. Le stime di molti analisti che indicavano un possibile consolidamento sopra i livelli del 2025 e un movimento progressivo verso area 70 dollari per oncia sono già state ampiamente superate avendo già raggiunto - e superato - quota 100 dollari.
Volendo sintetizzare, il 2025 si è chiuso con un trimestre estremamente dinamico per l’intero comparto dei metalli preziosi, con oro e argento su nuovi massimi storici.
Per il 2026, i due metalli dovrebbero mantenere un’impostazione generalmente positiva, sostenuta soprattutto da condizioni macro-finanziarie favorevoli, da una politica monetaria statunitense più accomodante e da una persistente ricerca di asset difensivi da parte degli investitori.
Sebbene i fondamentali dell’offerta e della domanda presentino alcuni elementi di debolezza, la componente data dall’investimento dovrebbe continuare a rappresentare il principale motore dei prezzi, mantenendo l’oro su livelli elevati e l’argento in un regime di forte volatilità ma con un potenziale ribassista limitato.
In definitiva anche il 2026 sarà luccicante. Al netto della geopolitica.
Simone Knobloch, COO di Valcambi SA

