Pensieri dal battellino

Mutande pazze

Il potere d’acquisto si riduce, i premi della casse malati dissanguano le famiglie e ancora non si sa come e quando saranno applicate le iniziative votate dai ticinesi il 28 settembre
Bruno Costantini
29.11.2025 06:00

La gente è in mutande, il potere d’acquisto si riduce, i premi della casse malati dissanguano le famiglie e ancora non si sa come e quando saranno applicate le iniziative votate dai ticinesi il 28 settembre; lo Stato è in mutande, dalla Confederazione ai Cantoni ai Comuni ci sono deficit da colmare, quello del Ticino arriverà sul record dei 700 milioni tra un paio d’anni; il settore pubblico, di conseguenza, si dice pure lui in mutande e oggi pomeriggio tornerà in piazza a Bellinzona per protestare contro i tagli del preventivo 2026; FFS Cargo è in mutande, ristruttura e la pagano regioni e dipendenti; il mondo dell’informazione è in mutande, con i media privati cartacei che da tempo stanno male in mezzo a una rivoluzione senza precedenti e senza ritorno e con adesso anche la SSR costretta a tagliare 900 posti di lavoro; l’economia è in mutande e per fortuna i manager recatisi da Trump per supplicarlo di abbassare i dazi – c’è la fila per «baciarmi il culo» aveva ammonito fin dall’inizio il presidente statunitense – hanno avuto successo nel portare Rolex e oro come dei Re Magi, anche se lo spettacolo è stato squallido mostrando il Consiglio federale in mutande.

Sul battellino pensiamo che stiamo entrando in un mondo di «mutande pazze», per rubare il titolo a una commedia italiana del 1992 su vallettopoli, non riuscitissima, primo e ultimo film di Roberto D’Agostino che ha poi avuto l’intuizione di creare il sito Dagospia, misto di politica, pettegolezzo, trash, umanità varia e avariata. Ad Asia dico sempre che da microinfluencer e content creator dovrebbe inventare qualcosa del genere anziché fare cazzeggio su TikTok; lei replica che è troppo politicamente scorretto con un linguaggio che non si addice a pubblici conversari. Ma dove vive? Tutto è ormai lecito, anche senza aver tracannato litrate del nostro Barbera fatto col mulo, poiché è il cacumen istituzionale a dare l’indirizzo. In un’intervista a TeleTicino il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, riferendosi all’opportunità di certi comportamenti in politica, nello specifico in casa leghista, ha spiegato al giornalista: «Come si dice in Ticino, è una mutanda slavagiata, in base a com’è il culo sta su o non sta su. E scusami se uso un gergo da Norman. Quando si parla di opportunità è sempre quella cosa variabile che a dipendenza della situazione o di chi la porta può stare su o non stare su, come una mutanda che ha l’elastico che non tiene più».

La metafora che parla di culi e di mutande «slavagiate» («slavagiato» in dialetto significa sbiadito e un po’ informe) è fumosa, sibillina, giustifica tutto nelle verità a geometria variabile tra contenitore (la mutanda) e contenuto (il deretano). La mia amica, che da fashion blogger del lago ha l’occhio per capire se una mutanda casca bene o casca male o se sia meglio essere smutandati, sostiene che il «gergo da Norman» è indecoroso ma che è vero che tutto si gioca «in base a com’è il culo»: grande, piccolo, alto, basso, sodo, flaccido.

«Sul piano etico il culo è più onesto della faccia, non inganna, non è maschera ipocrita», ha detto Tinto Brass che ha passato la vita a filmare e indagare il didietro. L’afflato presidenziale ci ha insomma aperto un universo che fa vibrare le corde dall’anima e ribollire le busecche. Asia ha allora deciso che per Natale si farà regalare delle mutandine di pizzo rosa; io mi procurerò delle mutande di latta. Di questi tempi pazzi è meglio essere previdenti.