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Pensieri dal battellino

Non fateci la predica

Anche tra le persone presenti sui pontili del golfo, dove abbiamo consegnato il Barbera fatto col mulo, i pareri sono incerti: meglio essere spennati dall’assicurazione malattia o dal fisco?
Bruno Costantini
20.09.2025 06:00

I populismi, con le loro soluzioni semplicistiche per problemi complessi, producono disastri. Vero.

Ma da quali disastri politici nascono i populismi? Per tutta la settimana io e Asia abbiamo navigato sul battellino ponendoci l’interrogativo e cercando qualche risposta, ma senza riuscire a determinarci sulle due iniziative di Lega e PS in votazione fra una settimana con lo scopo di attenuare l’impatto devastante sulla popolazione dei premi di cassa malati. Anche tra le persone presenti sui pontili del golfo, dove abbiamo consegnato il Barbera fatto col mulo, i pareri sono incerti: meglio essere spennati dall’assicurazione malattia o dal fisco? Con intenti didattici al servizio della democrazia diretta la mia amica microinfluencer del lago e content creator avrebbe voluto preparare delle «short stories for dummies» («sètas giò che ta spieghi»), ma ha lasciato perdere perché s’è accorta che nel frullato di cifre e pareri opposti sarebbe stata risucchiata in un buco nero. Si direbbe non esservi speranza. L’iniziativa leghista vuole defiscalizzare totalmente i premi di cassa malati con un costo annuo di circa 100 milioni di mancati introiti fiscali; quella socialista, molto diversa, chiede di limitare i premi al 10% del reddito disponibile aumentando quindi i sussidi al prezzo di ben 300 milioni annui da coprire con un generale aggravio fiscale che, stando agli intendimenti teoricamente virtuosi dei promotori, darebbe comunque un saldo positivo per il ceto medio. Funziona? I «benaltristi» ci spiegano che così non si risolve il vero problema che è federale, con il palese fallimento del sistema LAMal difficile da riformare per i giganteschi e contrapposti interessi in gioco, e l’esplosione dei costi dovuta a molti fattori, compreso l’abuso di prestazioni sanitarie di una parte

degli assicurati. Governo e Municipi ci avvertono che l’accettazione delle iniziative (che potrebbe sommarsi alle perdite sul valore locativo in votazione federale) imporrà brutali aumenti fiscali e tagli dei servizi alla popolazione e richiamano quindi cittadine e cittadini al senso di responsabilità (ci si potrebbe chiedere perché parlino solo di inasprimento tributario e di taglio ai servizi e non anche di riduzione della spesa pubblica nello Stato e nel vasto arcipelago del parastato dove qualche margine, ben blindato, sicuramente c’è). Non ne usciremo più, ha concluso la mia amica sempre più confusa.

Non si può infatti negare che il ragionamento dei contrari a un certo avventurismo populista sta in piedi, è razionale, logico, responsabile come dicono loro. Però quanto sono stati responsabili coloro che oggi invocano la responsabilità? Cosa hanno fatto per evitare che si arrivasse a questo insidioso redde rationem su un problema oggettivo, oltre alla rituale e vuota indignazione? Quel che si poteva fare anche a livello cantonale si è risolto in poca cosa, come con la pianificazione ospedaliera, esercizio di estremo consociativismo per non scontrarsi con sensibilità che in Ticino sono molto accenutate e che ai politici possono costare la rielezione. Non è populista (e costoso) anche questo modo di lisciare il pelo e le busecche all’elettorato? Ecco perché dà un certo fastidio sentire prediche moralisticheggianti sulla responsabilità. L’unica conclusione a cui siamo giunti io e Asia è una domanda: possiamo almeno dire che ne abbiamo pieni i santissimi di essere in questo ruolo di cornuti e mazziati ma responsabili?

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