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Pensieri dal battellino

Oltre confine

Il momento è delicato, da mesi le castronerie si moltiplicano al di qua e al di là del confine, dalla manipolazione politica e mediatica montata per il rogo di Crans-Montana fino alla solita minaccia ticinese di bloccare i ristorni dei frontalieri
Bruno Costantini
16.05.2026 06:00

Ogni tanto con il battellino, scaricato il Barbera fatto col mulo in territorio svizzero per ragioni doganali, facciamo rotta oltre frontiera toccando tutti i paesi fino a Porlezza, poi Campione, Porto Ceresio, Brusimpiano, Lavena Ponte Tresa. Sbarchiamo, beviamo un caffè, ci guardiamo attorno in cerca di primanostristi ticinesi con il carrello della spesa strapieno e Asia fa dei video per i social raccogliendo il «sentiment» popolare; «sentiment» che elaboriamo nella nostra «temporary situation room», cioè nel battellino, per evitare di mettere in rete baggianate che finirebbero per guastare ulteriormente i rapporti transfrontalieri.

Il momento è delicato, da mesi le castronerie si moltiplicano al di qua e al di là del confine, dalla spudorata manipolazione politica e mediatica montata in Italia contro la Svizzera per il rogo di Crans-Montana (una vicenda indubbiamente vergognosa per il nostro Paese, a iniziare dalla pesante responsabilità dei proprietari del locale e delle autorità che se ne sono infischiate dei controlli) fino alla solita minaccia ticinese di bloccare i ristorni dei frontalieri per far pressione su Berna o su Roma o fors’anche sul buon Dio. Il carico da 11 l’ha messo Claudio Zali, facendo un bel mazzo di tutto, seguito dalla sua Lega che chiede addirittura di incamerare i ristorni dei frontalieri per usarli per finanziare le due iniziative sulle casse malati, come se si trattasse di denaro disponibile liberamente e non vincolato da un accordo italo-svizzero.

È la fantasia al potere, ci siamo detti nella «temporary situation room». Alla mia amica microinfluencer del lago e content creator ho quindi chiesto d’indagare se nel «sentiment» oltre frontiera vi sia qualcosa riguardante lo scandalo sanitario all’Ospedale universitario di Zurigo con una serie di decessi per i quali è chiamato in causa un luminare italiano della cardiochirurgia ora primario al rinomato San Raffaele di Milano. Essendo il caso ghiotto per continuare a screditare la Svizzera e i suoi vanti sanitari (ce ne sarebbe da dire anche qui, sui baroni della medicina, sul giro di soldi, sui fondi per la ricerca, sulla concorrenza internazionale tra strutture universitarie), c’era da aspettarsi che i media da Chiasso in giù si buttassero sulla vicenda. Invece no.

È vero, il luminare italiano, sul quale c’è anche il sospetto di conflitti d’interesse con un’azienda privata, respinge tutte le accuse e parla di un ostracismo culturale nei suoi confronti da parte dell’ambiente medico svizzero-tedesco. Dagli al cinkali? E l’ambasciatore Cornado prossimo alla pensione cosa ne pensa? In ogni caso, fino a prova del contrario vale la presunzione di innocenza. Così devono aver concluso anche gli «opinion maker» che poi contribuiscono al «sentiment». Piuttosto, in tema di innocenza e colpevolezza, la mia amica mi ha indicato che il «sentiment» da lei intercettato è morbosamente «garlaschizzato», nel senso che si parla quasi solo della riapertura del caso del delitto di Garlasco: nei giornaloni, nelle reti televisive, sui siti, sui social, nei bar è tutto un teorizzare sul nuovo presunto assassino. È una grande storia giudiziaria e mediatica che appassiona anche me. Stasera spero di riuscire a trovare su qualche rete televisiva nuove ricostruzioni e ulteriori indizi, così da schivare l’invito di Asia a sciropparmi con lei la finale dell’Eurovision Song Contest con la Svizzera fuori e l’italiano Sal Da Vinci favorito. Così gira il «sentiment».