Povero Embolo, che cosa dire?

Oggi non si può non parlare di calcio. Scrivo queste righe con la mente un po’ appannata da una notte insonne e con il dispiacere di chi ha visto sfumare una grandissima occasione.
Per cercare di fare il punto ho chiesto a diverse persone di dirmi che cosa pensavano di quanto successo. Ho ricevuto diverse interpretazioni plausibili, ma quella che mi sembra sintetizzarle tutte è di una chiarezza disarmante: «È stato uno stupido».
«Proprio quando giocavamo così bene!» aggiunge al telefono un’amica che non ama particolarmente il calcio, ma che si è comunque alzata nel cuore della notte.
Chiediamo venia se rimandiamo al citatissimo libro di Carlo Cipolla (Allegro, ma non troppo), che ha ben inquadrato la stupidità umana, condensandola in cinque leggi fondamentali. Nel nostro caso non la facciamo troppo lunga e ci concentriamo sulla legge numero tre che così recita: «Una persona stupida è quella che provoca danni a un’altra persona o gruppo senza ottenere benefici per sé o addirittura danneggiando sé stessa».
Embolo era già stato ammonito e, anche se per una prima punta il provvedimento è meno grave che per un difensore, sapeva benissimo che due ammonizioni fanno un’espulsione. Probabilmente nella concitazione del momento si è dimenticato che la simulazione è punibile, specialmente quando è manifesta. O forse no, perché la «clear simulation» non era così «clear», considerando che l’arbitro portoghese sul campo non l’aveva vista. Sia come sia, oggi che di occhi determinanti su quanto succede in partita ve ne sono molti, non bisogna essere un genio per stare molto attenti quando si ha un’ammonizione sul groppone.
Il povero Embolo sarà anche una persona «squisita», come ha ripetuto con convinzione dallo studio Nicolò Casolini che dovrebbe conoscerlo bene, ma a conti fatti forse ci siamo dimenticati che tanta «squisitezza» ha fatto fatica ad arrivare negli Stati Uniti.
Embolo a dire il vero non è però l’unico colpevole di stupidità, perché la quarta legge fondamentale della stupidità umana ci rimanda a un altro personaggio importante della spedizione elvetica. Essa così recita: «Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide».
L’imputato qui è manifestamente Murat Yakin, che questi Mondiali hanno trasformato in una sorta di santone del calcio, con la sua olimpica tranquillità che tutto risolve e tutto lenisce. Yakin, nonostante sia asceso al trono del più importante allenatore in Svizzera quando guidava al Lipo Park le gesta del suo Sciaffusa, non è sicuramente uno stupido. Quindi con il senno di poi non avrebbe dovuto sottovalutare Embolo. Non l’ha cambiato per tempo e l’abbiamo pagata cara!
Consoliamoci allora con una squadra intelligente e ben organizzata, che ha dato ottima prova di sé, che avrebbe voluto di più e che ci ha offerto, perlomeno a tratti, un bello spettacolo.
Ecco un altro tema di questo Mondiale, che potremmo sintetizzare con «bello spettacolo a tratti». Perché le belle partite veramente intense sull’arco della maggior parte dell’incontro si contano sulle dita di una mano.
A favore dello spettacolo hanno in ogni caso giocato i provvedimenti per chi usciva dal campo troppo lentamente dopo una sostituzione, le rimesse laterali celeri e le simulazioni quasi sempre poco redditizie (perché mai dovrei simulare se gli altri continuano a giocare?).
Il prossimo passo in favore dello spettacolo sarà il tempo effettivo, come nell’hockey: si potrebbero prevedere quattro quarti di 15 minuti con una pausa lunga e due «pause freschezza», come dicono gli amici francesi.
Il calcio ha bisogno di più onestà, che non va d’accordo né con le perdite di tempo né con le simulazioni. Lo spettacolo deve essere costantemente intenso. Come la Svizzera del terzo quarto, prima che scattasse la legge numero tre!
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