Riflessioni intorno all'iniziativa popolare: creativa duttilità

Sta esaurendosi l’interesse per le votazioni federali e cantonali dello scorso 8 di marzo, caratterizzate da una partecipazione popolare al voto superiore al 50%, traguardo raro per le frequenti battaglie a suon di voti che caratterizzano la politica svizzera. Vorrei però ancora dedicare a quel fine settimana qualche ulteriore riflessione, perché in tutti i temi posti in votazione l’elemento determinante è stato l’utilizzo dello strumento dell’iniziativa popolare, fiore all’occhiello della nostra democrazia. Introdotta formalmente con la geniale costituzione federale del 1848, ma divenuta quel che è oggi solo grazie ad una riforma costituzionale votata nel 1891, grazie alla quale l’istituto dell’iniziativa popolare si è liberata dal vincolo di essere strumento solamente per delle revisioni totali della nostra costituzione federale, potendo invece essere utilizzata anche solo per riformare o introdurre un singolo suo articolo.
Tutti i cinque temi in votazione lo scorso 8 di marzo sono nati da un’iniziativa popolare, quattro di carattere federale e costituzionale, una cantonale di carattere legislativo. Solo una delle iniziative lanciate a livello popolare, quella sull’imposizione individuale, non è arrivata al voto nella sua forma originale, sostituita in Parlamento da una legge che ha funto da controprogetto indiretto. Una è invece giunta in votazione popolare insieme ad un controprogetto diretto, pure elaborato dalle Camere federali, poi preferito dai votanti. Già queste caratteristiche spiegano la duttilità dello strumento che serve non solo a portare un tema in votazione popolare, ma anche a smuovere la politica istituzionale, a volte incapace di intuire necessità sentite dalla popolazione. Esempio ne è la mancata percezione da parte del Consiglio federale e del Parlamento dell’insicurezza che stava generando la quasi scomparsa, nei pagamenti di tutti i giorni, del denaro contante, strumento pubblico e gratuito di pagamento, sempre più sostituito da strumenti non solo elettronici, ma soprattutto privati e onerosi. Bravi quindi i quasi sconosciuti promotori di quella iniziativa a dare un colpo di sveglia popolare intorno al tema.
Ma brave anche le tante donne, soprattutto liberali radicali, del comitato che ha lanciato l’iniziativa chiamata «per imposte eque», che hanno raccolto le firme necessarie per portare in votazione popolare il tema dell’ingiusto cumulo fiscale dei redditi dei coniugi e si sono poi dichiarate disposte al ritiro della loro iniziativa, dopo l’accoglimento delle loro sostanziali istanze da parte di Consiglio federale e Parlamento. Hanno dimostrato ancora una volta la flessibilità dello strumento dell’iniziativa popolare, efficace anche quando non arriva al voto. Paradossalmente quelle donne ed il loro partito nel libretto rosso distribuito alla popolazione in vista della votazione nemmeno sono state citate, il che ha valorizzato la loro iniziativa spogliandola da ogni caratteristica di strumento pubblicitario di partito: si è così potuto votare concentrandosi sul merito del tema e non a favore o contro un partito.
Così non è invece stato il caso per altri temi in votazione l’8 marzo, lanciati anche per valorizzare forze politiche che hanno imparato ad utilizzare lo strumento dell’iniziativa popolare anche per interesse loro, oltre che per il tema. È stato il caso per l’iniziativa legislativa cantonale lanciata per combattere il dumping salariale e per le due iniziative federali chiamate «200 franchi bastano» e «per una politica energetica e climatica equa» intimamente legate a forze politiche attive nelle istituzioni. Ma questo è un tema al quale va dedicato un altro articolo. Par ora apprezziamo di poter far uso di uno strumento di partecipazione politica di estremo valore: duttile e creativo.


