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Pensieri dal battellino

Se vuoi la pace

In questi giorni c’è chi ha ricordato quanto diceva Churchill prima di diventare primo ministro britannico e affrontare l’orda nazista: «Lo statista che cede alla febbre della guerra deve rendersi conto che, una volta dato il segnale, non è più il padrone della politica, ma lo schiavo di eventi imprevedibili e incontrollabili»
Bruno Costantini
07.03.2026 06:00

«Si vis pacem para bellum, si vis bellum para culum». L’aggiunta satirica di Marcello Marchesi al proverbio latino sulla deterrenza (se vuoi la pace prepara la guerra) è un vecchio classico che declamavano anche i professori quando andavo a scuola io. E facevano bene, perché è un saggio ammonimento oltre che una logica conseguenza che ha sempre un prezzo e richiede preparazione preventiva. Con l’aria da mucchio selvaggio che spira ho citato il motto ad Asia che, per solidarietà di categoria, è molto preoccupata per la comunità di influencer trasferitisi a Dubai per praticare il fancazzismo nel lusso. Adesso frignano o fanno finta di frignare per egomania. Non si aspettavano che la furia epica di Stati Uniti e Israele per sbarazzarsi delle attività maligne dell’Iran arrivasse così, con queste proporzioni e con la rapida estensione delle operazioni guerresche che non si sa dove porteranno e con quali esiti politici ed economici globali (con tanti saluti a Zelensky).

In questi giorni c’è chi ha ricordato quanto diceva Churchill prima di diventare primo ministro britannico e affrontare l’orda nazista: «Lo statista che cede alla febbre della guerra deve rendersi conto che, una volta dato il segnale, non è più il padrone della politica, ma lo schiavo di eventi imprevedibili e incontrollabili». L’evolversi degli eventi tocca direttamente anche noi. Sul battellino ho subito fatto un ultimo pieno di carburante prima del rialzo dei prezzi e appena arrivati a Caprino ci sono stati richiesti altri rifornimenti di Barbera fatto col mulo come se non ci fosse un domani. Non so che senso abbia perché il golfo di Lugano non è lo stretto di Hormuz, ma la mente umana ha i suoi insondabili meccanismi e i suoi inconsci condizionamenti collettivi. Poi, forse, siamo davvero sull’orlo di un nuovo baratro mondiale, con i Guardiani della rivoluzione iraniana che promettono di aprire le porte dell’inferno anche all’Europa se ci metterà il becco.

La mia amica microinfluencer del lago e content creator inizia ad angosciarsi per tutte le armi che girano e per i numerosi svalvolati che le possono utilizzare. Tutto può accadere. Il mese scorso a Tolosa - fatto verificato e non una balla fra le tante che circolano nella Rete - un giovane di 24 anni si è recato in ospedale con forti dolori perché aveva nel retto un proiettile d’artiglieria germanico di una ventina di centimetri risalente alla Grande Guerra. «Si vis pacem para bellum, si vis bellum para culum»?, s’è chiesta Asia. Temendo un’esplosione i medici hanno estratto l’ordigno solo dopo che artificieri, polizia e pompieri hanno isolato la zona dell’ospedale. Inizialmente contro il giovane si era ipotizzata un’inchiesta per violazione della legislazione sulle armi che tuttavia è stata accantonata perché il cimelio bellico era inoffensivo. La stessa cosa con lo stesso tipo di proiettile della stessa epoca era già avvenuta nel 2022 sempre in Francia, a Tolone, con protagonista un autoerotomane surrealista di 88 anni. Il giovane di Tolosa si è giustificato parlando di una «scivolata accidentale» su un oggetto da collezione. Ora il presidente Macron, di fronte al Medio Oriente in fiamme e alla solita incosistenza dell’Unione europea, convinto che «per essere liberi bisogna essere temuti» nella perfetta applicazione del «si vis pacem para bellum», vuole che la Francia aumenti le sue testate nucleari. Ma come fa a non vedere i rischi se i suoi concittadini sono così sbadati da scivolarci sopra?

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