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Tra il dire e il fare

Sovranità, RSI e federalismo

Non ci resta che confidare in un popolo bene informato che non vorrà spararsi nei piedi (meno informazione, meno sport, più disoccupati…) per risparmiare meno di trenta centesimi al giorno
Alessio Petralli
19.01.2026 06:00

Negli Stati Uniti avvengono annualmente più di sei omicidi per centomila abitanti. È un po’ come se in Svizzera ogni anno dovessimo contare seicento omicidi al posto dei circa quaranta/cinquanta delle statistiche recenti. Nelle patrie galere degli Stati Uniti ci sono 531 incarcerati ogni centomila abitanti. Fatte le debite proporzioni, al posto del carcere della Stampa, che ospita normalmente circa duecento detenuti, ci ritroveremmo con un intero Paese di duemila carcerati alla periferia di Lugano.

La fonte dei dati per gli USA e l’UE sono i “Democrats”, il “Partito Democratico Europeo”, che, commentando una tabella “EU vs USA”, sostanzia la sua scontata preferenza per l’UE sulla scorta di molti altri dati (UE più sicura, speranza di vita più lunga, più protezione sociale, meno violenza e inquinamento, ecc.) pur non sottacendone le mancanze: «Vogliamo un’Europa più efficiente, più sovrana, più autonoma, più veloce nel prendere decisioni e più vicina ai cittadini». Ci interessa qui soprattutto la “sovranità digitale”, negli ultimi tempi sotto la luce dei riflettori, a causa soprattutto del nuovo corso autocratico statunitense.

Sul fronte digitale siamo in buona parte nelle grinfie delle grandi piattaforme quasi tutte “made in USA” e non sarà facile emanciparsene. Per una Svizzera e un’Europa più sovrane è in ogni caso imperativo reagire al più presto. Ce lo rammenta fra gli altri un’agile e incisiva pubblicazione (Moins d’Amérique dans non vies) di uno specialista ticinese dal respiro globale, che sa bene ciò di cui parla, conoscendo approfonditamente gli Stati Uniti e più in generale i sommovimenti di tutto il mondo digitale. Si tratta di Bruno Giussani, di cui si attende con impazienza la pubblicazione imminente (contemporaneamente in italiano, francese, tedesco e inglese) del suo prossimo libro La mente sotto assedio (in italiano uscirà da Casagrande).

Inutile aggiungere che ogni società realmente democratica si conquista davvero la propria autonomia grazie a una popolazione ben scolarizzata e ben informata. È il caso della Svizzera di cui è difficile mettere in dubbio la bontà del suo sistema educativo e del suo sistema dei media.

A questo proposito è ancora più significativo guardare nel proprio piccolo giardino, in sostanza la realtà del nostro Cantone. E qui entra in scena il servizio pubblico. Pochi sembrano mettere in discussione la nostra scuola pubblica (dove il privato rimane marginale e conta per circa il 7%), mentre il servizio pubblico dei media (poca cosa negli USA), che da noi vuol dire soprattutto RSI, è sotto attacco e il prossimo 8 marzo decideremo che ne sarà di un enorme vantaggio di cui godiamo da sempre. Se dovesse malauguratamente passare il sì ai “200 franchi bastano!” ci ritroveremmo, oltre che con quattrocento/cinquecento posti di lavoro in meno (lavori perlopiù pregiati con salari svizzeri), ancor più alla mercé di miriadi di fake news per cui, tanto per dire, il vergognoso assalto del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill può trasformarsi in un atto patriottico. Fra i ticinesi consapevoli chi è veramente disposto a rinunciare a 200 milioni che una perequazione favorevole ci mette a disposizione per la RSI, mentre per un’altra perequazione, quella intercantonale, stiamo tentando invano da tempo di ricavare una ventina di milioni in più: ricordiamo che nel 2026 il Canton Ticino riceverà 98 milioni (277 franchi per abitante) mentre al Vallese ne andranno addirittura 861 (2396 franchi per abitante)!

La RSI è come l’aria che respiriamo e su molti fronti (pensiamo solo allo sport o ai ricchissimi archivi!) siamo abituati a respirare a pieni polmoni. Tutto ciò grazie a un vero federalismo che ci sostiene e che proprio noi, i principali beneficiari, dovremmo castrare? Purtroppo pare proprio questo il desiderio di un nostro politico di spicco come Fabio Regazzi, quando arriva ad affermare che «questa è una mentalità assistenzialista. La ripartizione del canone ci premia oltremisura» (CdT, 14.1.25), confondendo così federalismo con assistenzialismo!

Non ci resta che confidare in un popolo bene informato che non vorrà spararsi nei piedi (meno informazione, meno sport, più disoccupati…) per risparmiare meno di trenta centesimi al giorno.